Approvata la legge che consente ai pm di installare captatori informatici sui dispositivi dei cittadini. La riforma del codice penale entra in vigore tra 30 giorni.
Il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva la legge che introduce il cosiddetto "trojan" di Stato, un potente strumento di sorveglianza digitale. Con il voto dello scorso 14 giugno, la riforma del codice penale e del codice di procedura penale autorizza le autorità giudiziarie a installare "captatori informatici" sui dispositivi elettronici dei cittadini.
La norma, che è stata letteralmente ignorata dal grande pubblico secondo quanto riportato, diventerà operativa dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e 30 giorni di vacatio legis. Da quel momento, una commissione ministeriale mista nominata dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando avrà tre mesi per disciplinare nel dettaglio l'uso di questi strumenti di intercettazione.
La nuova legge regolamenta l'attivazione del microfono dei dispositivi solo su comando esplicito, con la Polizia Giudiziaria tenuta a registrare orario di inizio e fine delle registrazioni. Tuttavia, l'elenco dei reati per cui è ammesso l'uso del trojan appare molto ampio e confuso, comprendendo non solo crimini gravi ma anche reati come minacce, insider trading e molestie telefoniche.
Il dibattito sui cosiddetti "trojan" di Stato, software spia legittimi usati dalle autorità giudiziarie, ha origine in Italia con il Decreto Legislativo n. 216 del 29 dicembre 2017. Questa normativa, emanata in attuazione della Legge delega 103/2017 (nota come "Riforma Orlando"), ha introdotto nel codice di procedura penale una disciplina organica per l'uso dei "captatori informatici". Lo strumento, che può essere installato in modo occulto su smartphone o computer previa autorizzazione di un giudice, consente di intercettare non solo chiamate ma l'intero contenuto digitale di un dispositivo, sollevando da subito questioni sul bilanciamento tra esigenze investigative e tutela della privacy.
La legge ne limita l'uso a indagini per reati di particolare gravità, come criminalità organizzata, terrorismo e corruzione, richiedendo un'autorizzazione specifica del Giudice per le Indagini Preliminari. Negli anni successivi, la disciplina è stata modificata da altri interventi, come la riforma Cartabia del 2022 e il cosiddetto "Decreto Nordio", alimentando un dibattito politico e giuridico costante. La Corte di Cassazione ha affermato in diverse pronunce che lo strumento non viola di per sé la riservatezza in modo sproporzionato, a patto che siano rispettate le garanzie procedurali.
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