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7 settembre 2026

Sgominata truffa informatica dei Casalesi: 24 indagati e 2 arresti

Sgominata truffa informatica dei Casalesi: 24 indagati e 2 arresti
Organizzazione svuotava conti correnti con phishing e smishing. Sottratti 800mila euro a 38 vittime, parte dei proventi finanziava il clan.
La notizia

La Guardia di Finanza, su ordine della Procura di Napoli, ha sgominato un'organizzazione criminale collegata al clan dei Casalesi specializzata in frodi informatiche. Sono stati eseguiti due arresti in carcere e complessivamente sono 24 le persone indagate per associazione per delinquere, autoriciclaggio e agevolazione del clan.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno accertato 38 episodi di truffa tra il 2018 e il 2023, con un danno di circa 800mila euro a danno di altrettante vittime. Gli arrestati sono Pasquale Corvino, 40 anni, ritenuto il promotore, e la compagna Angela Turco Cirillo, 43 anni, che prelevava contanti e investiva in moneta virtuale.

Tra gli indagati figura anche Nicola Sergio Kader, esponente di vertice della fazione Bidognetti dei Casalesi, e il collaboratore di giustizia Vincenzo D'Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti. Circa il 40% dei proventi illeciti veniva consegnato in contanti al clan per finanziarne le attività.


Il contesto

L'origine di questa attività criminale risale al 2018, quando un'organizzazione operante tra Italia e Spagna ha iniziato a specializzarsi in frodi informatiche per sottrarre denaro dai conti correnti. La tecnica principale, chiamata phishing o smishing, consisteva nell'inviare SMS o email che sembravano provenire dalla banca della vittima, comunicando falsi addebiti. Successivamente, un complice si spacciava per un dipendente bancario del sistema antifrode e induceva la vittima a fare un bonifico istantaneo verso un conto controllato dai criminali.

Il clan dei Casalesi è una potente organizzazione camorristica nata negli anni '80 nell'area di Caserta, nota per il controllo del territorio e attività illecite. Questa operazione mostra come la criminalità organizzata si sia evoluta, affiancando ai metodi tradizionali sofisticate truffe informatiche per generare liquidità. I proventi servivano a finanziare l'operatività del clan e a mantenere le famiglie dei suoi membri detenuti, rafforzandone così la presenza sul territorio.

Le indagini hanno potuto fare luce sul sistema grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo D'Angelo, genero del boss Bidognetti. L'operazione dimostra come le forze dell'ordine, attraverso la cooperazione internazionale e l'uso di collaboratori, stiano contrastando l'evoluzione digitale delle mafie.

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