Il ministro dello Sviluppo Economico incontra i sindacati sulla vertenza Ilva. Si punta a un'intesa entro breve, ma il nodo resta la garanzia occupazionale.
Il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha incontrato oggi i sindacati al ministero per ripartire sulla vertenza del gruppo siderurgico Ilva. Di Maio ha ascoltato tutte le parti, assicurando che non ci sarà alcun accordo "se non condiviso" con tutti e promettendo un nuovo incontro tra pochi giorni, non settimane.
I sindacati hanno ribadito la loro posizione, chiedendo di riconvocare velocemente la trattativa e spiegando che l'accordo finora non è stato raggiunto per problemi di merito legati alla garanzia occupazionale. Hanno insistito sul fatto che tutti i lavoratori devono essere assunti da Mittal entro il periodo del piano e che l'accordo di programma di Genova va rispettato.
Il ministro ha chiesto informazioni sulla situazione, evidenziando che "ambiente e tecnologia non possono essere in contrasto". Polemiche sono arrivate dalla Liguria, dove si lamenta l'assenza delle istituzioni locali di Genova e della Liguria dagli incontri.
La vertenza Ilva nasce dalla crisi del più grande polo siderurgico d'Europa, situato principalmente a Taranto, e dalla sua messa in amministrazione straordinaria. L'origine della situazione attuale risale al bando europeo vinto dalla società Am Investco Italy, controllata dalla multinazionale franco-indiana ArcelorMittal, per la cessione in affitto degli asset dell'Ilva.
Il contratto prevede una clausola sospensiva: sindacati e ArcelorMittal hanno tempo fino al 30 giugno per trovare un'intesa sull'assunzione dei lavoratori e sul rispetto degli accordi di programma. In caso di mancato accordo, la multinazionale potrebbe comunque prendere possesso degli impianti, ma esiste la possibilità di prorogare la scadenza fino a novanta giorni.
La situazione è complicata dalla liquidità di cassa in esaurimento dell'amministrazione straordinaria, che rende difficile continuare a gestire gli impianti per altri tre mesi senza un rifinanziamento, operazione delicata per le regole europee sugli aiuti di stato. Si discute quindi per trovare in extremis un accordo che soddisfi tutte le parti.
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