FdI valuta emendamenti Pd per preferenze pure al Senato, Forza Italia alza il muro. Voto finale martedì 15.
L'esame della nuova legge elettorale al Senato ha riacceso una forte tensione all'interno della maggioranza di governo. Il punto di attrito è il sistema delle preferenze: secondo indiscrezioni, Fratelli d'Italia (FdI), il partito della premier Giorgia Meloni, starebbe valutando di appoggiare alcuni emendamenti del Partito Democratico (Pd) che reintroducono le "preferenze pure", cioè la possibilità per gli elettori di scegliere direttamente tutti i candidati, senza i cosiddetti "capilista bloccati".
Forza Italia, alleato di governo da sempre contrario alle preferenze, ha reagito con durezza, richiamando pubblicamente FdI alla "lealtà di coalizione" e minacciando una crisi politica. Anche la Lega, con Matteo Salvini, ha detto che "il testo va bene così com'è", opponendosi a modifiche. Intanto, il generale Roberto Vannacci, esponente di spicco di FdI, ha lanciato un appello pubblico su Facebook affinché il suo partito sia "coerente" e voti a favore delle preferenze pure anche al Senato.
Oltre al nodo preferenze, restano da definire altri punti delicati, come la norma "anti-cespugli" per escludere dal computo dei voti i partiti molto piccoli. Il voto finale in Senato è atteso per martedì 15 settembre, mentre il testo tornerà alla Camera il 28.
La discussione sulla legge elettorale italiana è un tema storico e ricorrente, che riguarda le regole con cui i cittadini eleggono i propri rappresentanti in Parlamento. L'attuale riforma, promossa dal governo di centrodestra, nasce dalla volontà di sostituire la legge vigente, il cosiddetto "Rosatellum", e di introdurre un premio di maggioranza (un vantaggio di seggi) alla coalizione che supera una certa soglia di voti, fissata al 42%.
Il punto più caldo e antico della discussione è proprio quello delle "preferenze", cioè il diritto dell'elettore di indicare i nomi dei candidati che preferisce all'interno della lista del partito scelto. Per anni, molti partiti (tra cui FdI) hanno criticato le "liste bloccate", dove sono i partiti a decidere l'ordine degli eletti, definendole una "presa in giro" per i cittadini. Tuttavia, in fase di scrittura della nuova legge, la maggioranza aveva trovato un compromesso: un sistema "meticcio" con preferenze, ma con i capilista (i primi nomi) bloccati.
Ora, con l'arrivo del testo al Senato, il Partito Democratico ha presentato emendamenti per tornare alle "preferenze pure", sfidando FdI a mantenere una sua storica battaglia. Questo ha riaperto una crepa nella coalizione di governo, perché Forza Italia e la Lega sono tradizionalmente contrarie a questo strumento, ritenuto fonte di clientelismo. La situazione attuale è quindi il risultato di promesse elettorali, compromessi di governo e tensioni ideologiche mai risolte sul rapporto tra elettori e partiti.
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