Capolista bloccato dai partiti ma fino a tre preferenze per gli altri candidati. Opposizioni in rivolta, la riforma avanza nonostante le tensioni.
Il Senato ha approvato l'emendamento unitario del centrodestra sulla legge elettorale, superando un passaggio delicato. Il sistema prevede che il capolista rimanga bloccato (scelto dal partito), mentre gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze per gli altri candidati, con obbligo di alternanza di genere. La maggioranza si è ricompattata dopo ore di tensione, respingendo con 99 voti contrari la proposta del Pd che avrebbe eliminato completamente i capilista bloccati.
Fratelli d'Italia ha esultato con cartelli in Aula, rivendicando il ritorno delle preferenze "su nostra proposta". Le opposizioni hanno gridato "Vergogna!", definendo il sistema "preferenze dimezzate" e "farlocche" perché lascia alle segreterie il controllo sui candidati più favoriti. Il nodo più grosso sembra superato, ma lo scontro si sposta ora sulle quote di genere e sul premio di governabilità.
La discussione sulla riforma della legge elettorale italiana nasce dalla volontà di modificare il "Rosatellum", il sistema introdotto nel 2017 che prevedeva liste bloccate (senza preferenze) e un mix di collegi uninominali e proporzionale. Per decenni le preferenze erano state la norma, ma furono eliminate per limitare fenomeni di clientelismo e corruzione. La battaglia per il loro ritorno è stata portata avanti soprattutto da Fratelli d'Italia, che l'ha fatta diventare un cavallo di battaglia.
Il percorso della nuova legge è stato accidentato: a luglio il governo era "andato sotto" alla Camera proprio su un emendamento sulle preferenze, mostrando le divisioni interne. Ora al Senato, dopo giorni di negoziati tra i partiti di maggioranza (FdI, Lega, Forza Italia), si è trovato un compromesso che soddisfa parzialmente le diverse anime: le preferenze tornano, ma con importanti limiti per mantenere il controllo delle leadership. La riforma mira anche a introdurre un premio di governabilità (70 deputati e 35 senatori) per chi supera il 42% dei voti, cercando di coniugare rappresentatività e stabilità governativa.
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