Il tribunale di Torino decide sulla richiesta di rinvio a giudizio del presidente di Stellantis e sulla richiesta di risarcimento di 1,3 milioni da parte della madre Margherita.
Oggi, 11 settembre 2026, il Tribunale di Torino tiene un'udienza decisiva per valutare il rinvio a giudizio di John Elkann, presidente di Stellantis, insieme al commercialista Gianluca Ferrero e al notaio Remo Morone. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda i reati di frode fiscale e falso in atto pubblico nell'ambito della complessa vicenda dell'eredità Agnelli. Parallelamente, Margherita Agnelli, figlia del fondatore Gianni Agnelli, ha chiesto di costituirsi parte civile nello stesso procedimento penale, avanzando una richiesta di risarcimento di 1,3 milioni di euro per danni morali.
La decisione della giudice Eugenia Giani potrebbe tuttavia slittare nuovamente, come già accaduto lo scorso giugno. I legali di Elkann hanno depositato articolate eccezioni scritte, definendo "anomala" la richiesta di risarcimento privato in un'inchiesta focalizzata su presunte evasioni fiscali. L'esito dell'udienza potrebbe aprire la strada a un processo che coinvolgerebbe direttamente un esponente della dinastia Agnelli-Elkann, con potenziali ripercussioni sulla stabilità della società di famiglia "Dicembre", al vertice dell'impero Exor.
La vicenda affonda le sue radici nella successione di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, morta nel 2019. Il conflitto è esploso tra la figlia Margherita Agnelli e i suoi tre figli (John, Lapo e Ginevra Elkann) riguardo alla gestione dell'eredità e al controllo della società "Dicembre", che a sua volta controlla il colosso Exor (azionista di riferimento di Stellantis, Ferrari e altre). La causa scatenante risale al 2004, quando Marella Caracciolo cedette la nuda proprietà del 41,29% della Dicembre ai tre nipoti. Margherita contesta la regolarità di quell'operazione, sostenendo di essere stata esclusa.
L'inchiesta penale della Procura di Torino si concentra su due aspetti: la presunta falsa residenza svizzera di Marella Caracciolo (su cui gli Elkann hanno già versato 183 milioni al fisco) e la regolarità formale degli atti notarili del 2004, in particolare per possibili irregolarità o l'ipotesi di una donazione mascherata. Se il giudice ravvisasse irregolarità sostanziali, potrebbe essere messa in discussione l'architettura stessa del controllo familiare. La guerra legale si combatte su più fronti: oltre al procedimento penale a Torino, ci sono cause civili in Italia e all'estero (a Ginevra e in Svizzera) per confermare o annullare gli accordi del 2004 e i testamenti di Marella.
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