Un esperimento mentale esplora come smartphone, AI e social trasformerebbero la percezione di una tragedia storica nell'era della disinformazione.
Immaginare l'11 settembre 2026, con un aereo che colpisce una delle Torri Gemelle alle 8.46 di mattina, non è una ricostruzione storica ma un esperimento sul nostro presente. Dopo l'impatto, il primo video tremolante e verticale apparirebbe online in pochi secondi, seguito da un'esplosione di ricerche su Google Trends. Entro minuti, inizierebbero a circolare i primi video falsi generati da intelligenza artificiale, compreso un falso comunicato presidenziale straordinariamente realistico.
La realtà dell'attacco verrebbe immediatamente sommersa da decine di versioni diverse, alimentate da hashtag virali come #ThirdTower (per una torre che non esiste), immagini satellitari manipolate o obsolete, e una valanga di contenuti generati dagli utenti. Le autorità lancerebbero appelli contro la diffusione di informazioni non verificate, ma la distinzione tra comunicati ufficiali e falsi diventerebbe quasi impercettibile, creando il paradosso di un evento iper-documentato ma incredibilmente difficile da comprendere.
L'esperimento parte da un fatto storico reale: gli attentati dell'11 settembre 2001, quando due aerei di linea dirottati colpirono le Torri Gemelle di New York. In quell'epoca, la maggior parte delle persone seguiva gli eventi principalmente attraverso la televisione, con internet che svolgeva un ruolo complementare. L'idea di base dell'esercizio è confrontare quel contesto mediatico con quello odierno, dominato da smartphone, social network e intelligenza artificiale.
Il percorso che porta a questa riflessione è il vertiginoso sviluppo tecnologico degli ultimi due decenni. Oggi, qualsiasi evento viene istantaneamente catturato da milioni di telecamere personali e condiviso su piattaforme globali. Parallelamente, sono nati strumenti sofisticati per manipolare i contenuti: deepfake, video generati da AI e immagini satellitari modificate. Questo ha creato un ambiente in cui l'abbondanza di informazioni non garantisce chiarezza, ma può generare confusione e teorie contrastanti. La conseguenza ipotizzata è che, nonostante una mole senza precedenti di prove, la battaglia per la verità si sposterebbe dalle scene dell'attacco agli schermi dei nostri dispositivi, mettendo alla prova la nostra capacità di distinguere il reale dal fabbricato.
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