La premier italiana mette in guardia sui rischi per la democrazia, il lavoro e la sicurezza. Sollecita un'azione politica basata su un 'umanesimo tecnologico'.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al G7, ha lanciato un appello per l'adozione di regole globali sull'intelligenza artificiale (AI). Ha sottolineato che la democrazia è minacciata se non si può più distinguere la verità, e che l'AI rischia di sostituire il lavoro su larga scala, impoverendo la classe media e erodendo le entrate fiscali degli Stati.
Meloni ha anche evidenziato i pericoli legati agli 'AI Agent', sistemi autonomi che prendono decisioni senza controllo umano diretto, già operativi in settori critici come ospedali e banche, sollevando interrogativi sulla responsabilità in caso di danni. La sua proposta è un 'umanesimo tecnologico' che ponga l'uomo al centro, trasformandosi da principio filosofico in azione politica concreta.
Il dibattito internazionale sull'intelligenza artificiale è nato dall'esplosione delle sue capacità negli ultimi anni, che ha sollevato timori per il loro impatto sociale ed economico. L'origine della preoccupazione risiede nel fatto che sistemi sempre più potenti possono generare informazioni non verificabili (la cosiddetta 'post-verità'), sostituire posti di lavoro umani e operare in modo autonomo in contesti delicati, senza che esistano norme chiare su chi ne sia responsabile.
I protagonisti sono i leader politici globali, riuniti in forum come il G7, e le grandi aziende tecnologiche che sviluppano questi sistemi. Si è arrivati alla situazione attuale attraverso una rapida evoluzione tecnologica non accompagnata da un adeguato quadro normativo internazionale. Le possibili conseguenze, come descritto da Meloni, includono il crollo del consenso democratico, una crisi occupazionale e fiscale, e incidenti in settori critici senza chiare attribuzioni di responsabilità.
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