Il Presidente della Repubblica e la premier lanciano l'allarme dopo lo stop delle Big Tech. Meloni rilancia l'appello per un "umanesimo tecnologico".
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un allarme sull'intelligenza artificiale, sostenendo che le nuove tecnologie "rischiano di mettere a repentaglio la centralità dell'essere umano, allargando disparità sociali ed economiche già in essere". La dichiarazione arriva dopo lo stop annunciato dai colossi Big Tech americani allo sviluppo dell'IA.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato il suo intervento al recente G7 di Évian-les-Bains, chiedendo regole condivise a livello mondiale. Meloni ha proposto un "umanesimo tecnologico" con l'uomo al centro, mettendo in guardia sui rischi per la verità, il lavoro e la democrazia. Ha individuato tre priorità: la dignità del lavoro, il controllo degli AI Agent e la tutela dei dati attraverso l'identità digitale.
La premier sembra aver trovato convergenza con il primo ministro canadese Mark Carney, sostenitore della creazione di un "organismo globale per la stabilità tecnologica" sull'esempio del Financial Stability Board. Anche l'ONU, attraverso l'Alto Commissario per i diritti umani Volker Türk, ha esortato a garantire che la governance dell'IA tenga il passo con i rischi per i diritti umani.
Il dibattito sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale è emerso con forza negli ultimi anni, parallelamente allo sviluppo accelerato di tecnologie sempre più potenti da parte delle grandi aziende tecnologiche, le cosiddette Big Tech. L'origine della discussione risale alle crescenti preoccupazioni sui potenziali rischi sistemici dell'IA, tra cui la disinformazione di massa, la sostituzione del lavoro umano e la minaccia alle istituzioni democratiche.
Il primo fatto scatenante che ha portato la questione al centro dell'agenda politica globale è stato lo stop volontario annunciato da alcune delle principali aziende del settore allo sviluppo di modelli di IA troppo avanzati, riconoscendo implicitamente i pericoli potenziali. Questo ha spinto i leader politici a intervenire direttamente, trasformando un dibattito tecnico in una questione di governance globale.
I protagonisti sono sia le istituzioni nazionali (come il Quirinale e il governo italiano) che quelle internazionali (G7, ONU). Il percorso è passato dalle dichiarazioni di principio alle proposte concrete di regolamentazione vincolante, culminando nella richiesta di organismi sovranazionali di supervisione. Le possibili conseguenze includono la creazione di nuove architetture di governance globale per la tecnologia, simili a quelle esistenti per la stabilità finanziaria.
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