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Cronaca
18 settembre 2026

Ndrangheta in Emilia, maxi sequestro da 330 milioni e 9 arresti

Ndrangheta in Emilia, maxi sequestro da 330 milioni e 9 arresti
Nuova operazione antimafia colpisce l'infiltrazione della 'ndrangheta nell'economia locale. Sequestrati beni e società per oltre 330 milioni di euro.
La notizia

Un'operazione antimafia condotta nella notte dai Carabinieri ha portato all'arresto di 9 persone e al sequestro di beni per oltre 330 milioni di euro. L'azione, denominata "Æmilia", ha coinvolto oltre 300 militari dei Comandi Provinciali di Modena, Parma e Reggio Emilia e del Raggruppamento Operativo Speciale, supportati da elicotteri e unità cinofile.

Le misure cautelari, emesse dal GIP del Tribunale di Bologna, riguardano soggetti ritenuti appartenenti o fiancheggiatori della 'ndrangheta emiliana, attiva nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Modena, Verona, Mantova e Cremona. Sono state sequestrate numerose società, tra cui "Consorzio Europa", "SAVE Group S.r.l.", "SAVE Engineering S.r.l." e la discoteca "La Para" di Parma.

L'operazione rappresenta un nuovo sviluppo dell'indagine "ÆMILIA" che aveva già portato, il 28 gennaio scorso, all'arresto di 117 persone su 224 indagati, smantellando un'organizzazione criminale di stampo 'ndranghetista con epicentro a Reggio Emilia.


Il contesto

L'infiltrazione della 'ndrangheta in Emilia-Romagna ha radici profonde e rappresenta un fenomeno di espansione territoriale della criminalità organizzata calabrese verso le regioni del Nord Italia. L'organizzazione emiliana, sebbene strutturalmente autonoma, è una derivazione storica della potente cosca "GRANDE ARACRI" di Cutro, in provincia di Crotone, Calabria.

Questa espansione è avvenuta progressivamente attraverso strategie di insediamento nel tessuto economico locale, con la costituzione di società fittizie intestate a prestanome per riciclare ingenti somme di denaro di provenienza illecita. L'indagine "ÆMILIA", coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, aveva già evidenziato a gennaio la capacità d'infiltrazione in vari settori dell'economia locale, portando a numerosi arresti.

La nuova fase investigativa ha aggiornato il quadro delle strategie imprenditoriali illecite del gruppo, dimostrando come l'articolazione emiliana continuasse a operare autonomamente ma in collegamento con la cosca di origine, utilizzando società in Italia e persino a Malta ("SAVE International LTD") per occultare capitali illeciti e reinvestirli in attività legali, consolidando così la presenza mafiosa nel territorio.

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