Ricercatori del MIT e Harvard individuano un metodo non distruttivo per riconoscere le cellule senescenti, aprendo nuove strade per lo studio dell'invecchiamento.
Un team di ricercatori coordinato dal MIT, Massachusetts General Hospital e Harvard Medical School ha scoperto un 'codice a barre' chimico che permette di identificare le cellule senescenti, note come 'cellule zombie', senza distruggerle. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Aging, è stata ottenuta studiando cellule di topo e potrebbe essere adattata ai campioni umani.
La tecnica si basa sulla microscopia Raman, un metodo di analisi non distruttivo che utilizza un fascio laser per ottenere informazioni sulla composizione chimica di cellule e tessuti. Lo studio ha confrontato campioni di pelle e polmoni di topi giovani e anziani, evidenziando nei tessuti più vecchi caratteristiche chimiche specifiche associate alla senescenza, come l'aumento della produzione e dell'accumulo di lipidi.
Questa scoperta apre nuove possibilità per lo studio delle patologie legate all'invecchiamento e per la ricerca di nuovi trattamenti, poiché permette per la prima volta di riconoscere le cellule senescenti mantenendole intatte per ulteriori analisi.
Con l'avanzare dell'età, nei tessuti dell'organismo si accumulano le cosiddette 'cellule zombie' o cellule senescenti. Queste sono cellule che hanno smesso di dividersi ma non muoiono, rimanendo metabolicamente attive e rilasciando sostanze che possono danneggiare i tessuti circostanti. Il loro accumulo è associato a numerose patologie legate all'invecchiamento e al declino funzionale degli organi.
Fino ad ora, identificare queste cellule richiedeva metodi distruttivi che ne impedivano lo studio successivo. La ricerca sul riconoscimento delle cellule senescenti è nata dalla necessità di comprendere meglio i meccanismi dell'invecchiamento e sviluppare terapie per le malattie correlate. I ricercatori hanno cercato per anni un modo per individuare queste cellule senza alterarle, per poterne studiare il comportamento e testare potenziali trattamenti.
La scoperta del 'codice a barre' chimico rappresenta quindi un passo fondamentale: permette non solo di identificare le cellule senescenti, ma di preservarle per ulteriori ricerche. Questo potrebbe accelerare lo sviluppo di terapie mirate contro le malattie legate all'invecchiamento, offrendo uno strumento preciso per monitorare l'efficacia dei trattamenti sulle cellule stesse.
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