Trump valuta opzioni militari e diplomatiche, Teheran avverte: "Pronti alla guerra lunga". Allerta per i cittadini americani in Medio Oriente.
La tensione tra Stati Uniti e Iran è tornata a salire alla vigilia della riunione dell'Assemblea generale dell'Onu a New York. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di essere in fase di valutazione delle prossime mosse, evocando anche la possibilità di "far esplodere l'intera nazione" iraniana se necessario. Nel frattempo, il Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica ha avvertito di essere pronto a una "guerra di lunga durata" con armi strategiche non ancora utilizzate.
Contemporaneamente, il Dipartimento di Stato americano ha diffuso nuovi avvisi di sicurezza per i cittadini statunitensi in Medio Oriente, invitandoli a mantenere alta la vigilanza e mettendo in guardia dal rischio di cancellazioni dei voli e chiusure dello spazio aereo. Gli avvisi citano esplicitamente il rischio che il conflitto possa aggravarsi rapidamente, soprattutto alla luce degli attacchi degli Houthi in Yemen contro obiettivi in Arabia Saudita.
Nonostante le minacce, la porta diplomatica resta aperta: Trump ha dichiarato di essere disponibile a incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian durante l'Assemblea generale dell'Onu. L'Iran ha trasmesso attraverso mediatori le proprie condizioni per mettere fine alla guerra, tra cui la fine delle ostilità, la restituzione dei beni iraniani congelati e la fine del blocco navale statunitense.
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha radici profonde che risalgono alla rivoluzione islamica del 1979, quando il regime dello Scià fu rovesciato e sostituito dalla Repubblica Islamica guidata dall'Ayatollah Khomeini. Da allora, Washington e Teheran hanno avuto relazioni tese, con gli USA che hanno spesso imposto sanzioni economiche all'Iran per il suo programma nucleare e il sostegno a gruppi militanti nella regione. La situazione si è ulteriormente deteriorata negli ultimi anni, con attacchi reciproci e crescenti tensioni militari.
La crisi attuale coinvolge ormai due passaggi marittimi strategici, lo Stretto di Hormuz e Bab el-Mandeb, con conseguenze sulle rotte commerciali e sui flussi energetici internazionali. L'Iran sostiene gli Houthi in Yemen, un gruppo ribelle che combatte contro il governo riconosciuto internazionalmente e i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita. Gli attacchi degli Houthi contro obiettivi sauditi hanno portato a un ulteriore allargamento geografico del conflitto, aumentando il rischio di escalation regionale.
Oggi la situazione è sospesa tra due scenari: una nuova escalation militare o un tentativo di riaprire il negoziato diplomatico. La settimana diplomatica di New York, con l'Assemblea generale dell'Onu, diventa così decisiva per il futuro delle relazioni tra i due paesi e per la stabilità dell'intera regione mediorientale, mentre la crisi continua a pesare sulla sicurezza delle rotte energetiche e commerciali del Golfo e del Mar Rosso.
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