Voto simbolico a maggioranza risicata. Il conflitto, iniziato a febbraio, è sempre più impopolare tra gli americani.
Il Senato degli Stati Uniti ha respinto, con un voto risicato di 50 a 49, una risoluzione che avrebbe obbligato il presidente Donald Trump a porre fine alla guerra in Iran o a chiedere l'autorizzazione del Congresso per proseguirla. Il voto, avvenuto venerdì, è stato in gran parte su linee partigiane, con solo quattro senatori repubblicani che si sono uniti ai democratici a favore della misura.
La risoluzione è considerata largamente simbolica, dato che l'amministrazione Trump non ha modificato la propria politica in risposta a precedenti voti simili. Il voto arriva due giorni dopo che Trump, in un discorso alle Nazioni Unite, ha minacciato di poter "annientare la Repubblica Islamica". I democratici vedono questi voti come un modo per mettere i repubblicani alle strette su un conflitto diventato impopolare: solo il 34% degli intervistati in un recente sondaggio approva gli attacchi all'Iran.
La guerra tra Stati Uniti e Iran è iniziata il 28 febbraio di quest'anno, con forze americane e israeliane che hanno iniziato a bombardare l'Iran. La Costituzione americana stabilisce che solo il Congresso, e non il presidente, può dichiarare guerra. I democratici sostengono da mesi che Trump possa aver trascinato il paese in un conflitto prolungato senza una strategia chiara e senza il necessario consenso legislativo.
Da febbraio, il Senato ha esaminato risoluzioni sui poteri di guerra contro l'Iran ben 14 volte, votando a favore solo in due occasioni. Anche la Camera ha tenuto sei voti, con tre esiti favorevoli alla fine del conflitto. Tuttavia, anche quando una risoluzione è passata in entrambe le camere, la Casa Bianca ha ignorato il risultato. La crescente impopolarità del conflitto, evidenziata dai sondaggi, sta ora spingendo alcuni repubblicani, soprattutto quelli in corsa per la rielezione a novembre, a prendere le distanze dalla posizione di Trump e a chiedere una fine rapida della guerra.
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