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Politica
25 settembre 2026

Meloni pone la fiducia sulla legge elettorale, obbligo di presenza in Aula

Meloni pone la fiducia sulla legge elettorale, obbligo di presenza in Aula
Il Consiglio dei Ministri autorizza la questione di fiducia per la riforma. La premier richiama ministri e sottosegretari: 'Tutti presenti'.
La notizia

Il governo Meloni ha deciso di porre la questione di fiducia sulla riforma elettorale, nota come 'Stabilicum', durante il suo passaggio finale alla Camera. La decisione è stata presa durante il Consiglio dei Ministri del 24 settembre 2026, dove è stata autorizzata la mozione di fiducia per garantire l'approvazione del testo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha imposto a ministri e sottosegretari l'obbligo di presenza in Aula per il voto, previsto a partire dal primo ottobre. Sono state concesse eccezioni solo per i sottosegretari agli Esteri impegnati in missioni ufficiali all'estero. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha spiegato che il processo di voto sarà complesso e richiederà la massima presenza dei parlamentari di maggioranza.


Il contesto

La riforma elettorale in discussione, soprannominata 'Stabilicum', rappresenta il tentativo del governo Meloni di modificare le regole per l'elezione del Parlamento italiano. Il processo legislativo è iniziato mesi fa ed è ora alla fase finale: dopo l'approvazione al Senato il 15 settembre 2026 con 113 voti favorevoli, il testo è tornato alla Camera per l'ultimo passaggio prima di diventare legge.

Il sistema proposto introduce un meccanismo proporzionale con premio di maggioranza: il partito o la coalizione che supera il 42% dei voti ottiene un premio fisso di seggi per garantire stabilità. La riforma prevede anche un mix tra preferenze degli elettori e liste bloccate, mantiene le soglie di sbarramento del precedente sistema (Rosatellum) e introduce nuove regole per la presentazione delle liste. Il percorso non è stato semplice: durante il primo passaggio alla Camera, il testo fu bloccato da franchi tiratori, motivo per cui ora il governo ricorre alla fiducia per evitare sorprese.

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