Identificato da un team italiano in Cile, sfida i modelli di formazione planetaria. Si trova a 450 anni luce dalla Terra.
Un team di astrofisici guidato dall'italiano Andrea Bernardi ha scoperto il pianeta più giovane mai osservato, chiamato Elias 2-24 b. Ha meno di un milione di anni, una massa simile a Giove e orbita attorno a una stella distante 450 anni luce, all'interno del disco di gas e polveri in cui si è formato.
La scoperta, pubblicata su The Astrophysical Journal Letters, è stata possibile analizzando osservazioni d'archivio dell'Osservatorio W. M. Keck alle Hawaii. Il pianeta è stato individuato proprio all'interno di una lacuna nel disco protoplanetario, il luogo dove i modelli teorici prevedono che si formino i pianeti. I ricercatori sottolineano che questo giovane pianeta mette in discussione gli attuali modelli di formazione planetaria.
"Elias 2-24 b ci dimostra che anche i nostri migliori modelli non tengono ancora conto di alcuni processi fondamentali", ha dichiarato il coautore dello studio Lucas Cieza. Lo studio offre uno sguardo unico su come potrebbe essere apparso il nostro Sistema Solare nelle sue prime fasi di vita.
La ricerca di pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, chiamati esopianeti, è un campo dell'astronomia in rapida evoluzione. Per decenni gli scienziati hanno teorizzato la loro esistenza, ma il primo conferma avvenne solo nel 1992, con la scoperta di pianeti attorno a una pulsar. La svolta arrivò nel 1995 con la scoperta del primo esopianeta attorno a una stella simile al Sole, 51 Pegasi b.
Da allora, migliaia di esopianeti sono stati scoperti, ma trovarne di molto giovani è estremamente raro e complesso. Prima di Elias 2-24 b, i pianeti più giovani conosciuti avevano un'età superiore ai 5 milioni di anni e orbitavano attorno alle stelle PDS 70 e WISPIT 2. Questi già rappresentavano un rompicapo per gli scienziati, poiché la loro esistenza sfidava i tempi previsti dai modelli di formazione.
La scoperta di un pianeta con meno di un milione di anni sposta ulteriormente il limite e costringe a rivedere le teorie su come giganti gassosi come Giove possano formarsi così rapidamente. Studiare questi sistemi giovani è come usare una macchina del tempo per osservare le origini dei sistemi planetari, compreso il nostro. Nuovi telescopi, come il futuro Nancy Grace Roman Space Telescope della Nasa, renderanno queste ricerche più accessibili.
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