Indagine WWF: il 33% ha pagato danni di tasca propria. Ondate di calore il fenomeno più impattante, seguito da piogge intense e siccità.
Il 90% degli italiani ha vissuto in prima persona l'impatto di eventi meteorologici estremi negli ultimi cinque anni, e uno su tre ha dovuto pagare di tasca propria i danni subiti. È quanto emerge dall'indagine partecipata "La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?", promossa da WWF Italia insieme al Movimento Laudato Si' e realizzata con il supporto scientifico del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.
Tra i 2.423 cittadini intervistati, il 95% ritiene che gli eventi estremi siano aumentati nella propria zona. Le ondate di calore sono indicate come il fenomeno più impattante, seguito da precipitazioni intense e siccità. Oltre la metà del campione ha dichiarato di aver subito blackout o problemi di fornitura elettrica durante i picchi estivi, mentre i costi per i danni materiali da alluvioni si aggirano spesso tra i 1.000 e i 5.000 euro.
Nonostante l'alta percezione del rischio, gli interventi strutturali a lungo termine stentano a decollare: solo il 28% ha investito in schermature solari e appena il 14% in opere di mitigazione verde. L'azione delle amministrazioni pubbliche viene percepita come fortemente insufficiente e limitata alla gestione dell'emergenza.
L'indagine del WWF fotografa gli effetti concreti della crisi climatica sulla vita quotidiana degli italiani, un fenomeno che ha radici profonde. Il riscaldamento globale, causato principalmente dalle emissioni di gas serra derivanti dall'uso di combustibili fossili, ha iniziato ad accelerare in modo significativo dalla seconda metà del XX secolo. Questo ha alterato i modelli meteorologici, rendendo eventi un tempo rari, come ondate di calore estremo, alluvioni violente e periodi di siccità prolungata, sempre più frequenti e intensi.
L'Italia, per la sua posizione geografica nel Mediterraneo, è particolarmente esposta a questi cambiamenti. Negli ultimi decenni, il Paese ha registrato un aumento costante delle temperature medie, con estati sempre più torride. La combinazione di caldo record e precipitazioni concentrate in brevi periodi, spesso sotto forma di nubifragi, mette a dura stress il territorio, le infrastrutture (come la rete elettrica) e la salute pubblica. La situazione è aggravata da una pianificazione territoriale e da sistemi di difesa (come argini e sistemi di drenaggio) non sempre adeguati a gestire eventi di questa nuova portata.
L'indagine mostra come la popolazione stia reagendo principalmente con soluzioni individuali e di breve periodo, come l'installazione di condizionatori, mentre mancano risposte collettive e strutturali. Questo crea un circolo vizioso: più condizionatori accesi per combattere il caldo aumentano il consumo energetico, stressano la rete elettrica e possono contribuire alle emissioni, peggiorando il problema di fondo. La lenta attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici lascia i cittadini e le comunità esposti e costretti a far fronte da soli ai danni economici e sociali.
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