Discussione generale in corso, domani le pregiudiziali di costituzionalità a scrutinio segreto. Voto finale previsto tra il 7 e l'8 ottobre.
La discussione generale sulla riforma della legge elettorale è iniziata in Aula alla Camera, dove il provvedimento è in terza lettura. Una trentina di parlamentari si sono iscritti a parlare, con interventi che dovrebbero durare 4-5 ore.
Domani, in tarda mattinata, dopo il decreto imballaggi, è previsto il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Questo voto sarà unico e, se richiesto, a scrutinio segreto. La votazione finale sul testo, anch'essa a scrutinio segreto, è calendarizzata tra il 7 e l'8 ottobre.
L'attenzione è alta per i voti segreti, dopo che a metà luglio, durante il primo passaggio del disegno di legge, si stimarono una trentina di franchi tiratori nel centrodestra che contribuirono ad affossare l'emendamento sulle preferenze, ora reintrodotte nel testo.
La riforma elettorale in discussione modifica le regole per eleggere i parlamentari italiani. L'iter è lungo e complesso: il testo, dopo essere stato approvato dalla Camera, è stato modificato dal Senato e ora torna a Montecitorio per la terza e decisiva lettura, dove deve essere votato in modo identico da entrambe le Camere per diventare legge.
Il punto più controverso è l'introduzione delle preferenze, che permetterebbero agli elettori di scegliere i singoli candidati all'interno delle liste dei partiti. Questo meccanismo era stato bocciato dalla Camera a luglio, ma il Senato lo ha reinserito. Il governo ha annunciato che porrà la fiducia su parti fondamentali del testo, legando così la sua sopravvivenza all'approvazione della riforma.
Il voto segreto, previsto per domani sulle pregiudiziali e a inizio ottobre per il testo finale, è una procedura che garantisce l'anonimato del voto dei singoli deputati. Questo rende difficile per i partiti controllare il voto dei propri eletti e apre la porta ai cosiddetti 'franchi tiratori', parlamentari che votano contro le indicazioni del loro gruppo. La situazione crea incertezza sull'esito e, di riflesso, sulla stabilità dell'esecutivo.
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