Per i consulenti dei pm, Chiara Poggi lottò a lungo contro l'assassino. Tempi incompatibili con l'alibi di Stasi.
Nuove indagini scientifiche sul caso Garlasco rivelano che il massacro di Chiara Poggi, la 26enne uccisa nel 2007, sarebbe durato tra i 15 e i 60 minuti. Lo affermano i consulenti dei pm di Pavia, gli anatomopatologi Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, che hanno approfondito il caso con tecniche immunoistochimiche non disponibili in passato.
La lunga durata dell'aggressione, durante la quale la vittima avrebbe opposto una difesa attiva, risulta incompatibile con la ricostruzione dell'accusa contro Alberto Stasi, unico condannato a 16 anni per il delitto. Secondo la Cassazione, Stasi avrebbe avuto solo 23 minuti per compiere il tragitto in bici, uccidere la fidanzata e tornare a casa. Le nuove analisi evidenziano numerose lesioni da difesa sul corpo di Chiara Poggi.
La presenza di DNA riconducibile alla linea paterna di Massimo Giuseppe Sempio (altro indagato) sulle unghie della vittima e l'impronta di un palmo "fresco e bagnato" sul muro della cantina, attribuita a Sempio, assumono nuovo significato alla luce di una colluttazione prolungata. I pm accusano Sempio dell'omicidio dopo un rifiuto di un approccio sessuale.
Il caso Garlasco è uno dei più noti e controversi delitti italiani degli ultimi decenni. Tutto ebbe inizio il 14 agosto 2007, quando Chiara Poggi, 26enne, fu trovata uccisa nella cantina della villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Il corpo presentava numerose ferite da punta e taglio.
Le indagini si concentrarono inizialmente sul fidanzato della vittima, Alberto Stasi, studente della Bocconi, condannato in primo grado nel 2010 a 16 anni di reclusione. La sentenza fu confermata in Appello e in Cassazione. La ricostruzione giudiziaria lo indicava come unico colpevole, con un movente passionale. Tuttavia, il caso non si è mai chiuso definitivamente nell'opinione pubblica e per una parte dell'inchiesta.
Parallelamente, fin dalle prime fasi investigative, emerse la pista di Massimo Giuseppe Sempio, amico di famiglia dei Poggi, all'epoca dei fatti 17enne. Su di lui gravavano sospetti per tracce biologiche e un'impronta palmare rinvenuta sulla scena del crimine. Le indagini su Sempio, separate da quelle su Stasi, sono proseguite negli anni, con i pm di Pavia che lo ritengono il vero responsabile. Le nuove analisi tecniche del 2026 riaprono il dibattito sui tempi e le dinamiche dell'omicidio, mettendo in discussione l'alibi temporale alla base della condanna di Stasi.
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