Cgil e Slc denunciano: "Inaccettabile rinuncia alla missione sociale". Il management preferirebbe il profitto.
Poste Italiane potrebbe non partecipare alla gara per il rinnovo del Servizio Universale Postale nel 2026. L'annuncio è stato fatto dall'amministratore delegato Matteo Del Fante durante un'audizione alla Camera dei deputati.
La Cgil e lo Slc Cgil hanno definito "inaccettabile" questa possibile scelta, affermando che tradirebbe la missione storica dell'azienda in nome del profitto. I sindacati temono che Poste si trasformi in un soggetto prettamente finanziario, con gravi conseguenze per lavoratori e cittadini.
La denuncia arriva a una settimana dalla conferma della cessione al mercato di un ulteriore 15% delle azioni di Poste, prevista nella manovra 2024. I sindacati chiedono di difendere il ruolo sociale dell'azienda.
Il Servizio Universale Postale è un servizio pubblico che garantisce a tutti i cittadini, in ogni area del Paese, l'accesso ai servizi postali di base a tariffe accessibili. Questo sistema è stato creato per assicurare che anche nelle zone più remote o svantaggiate ci sia un servizio postale efficiente.
Poste Italiane, nata come azienda pubblica, ha costruito la sua identità e la sua solida base economica proprio su questo servizio. Negli ultimi anni, però, l'azienda si è progressivamente trasformata, espandendo le sue attività finanziarie e assicurative mentre il governo ha avviato processi di privatizzazione parziale.
La situazione attuale nasce dalla combinazione di due fattori: da un lato la pressione per aumentare la redditività delle azioni (con l'obiettivo di triplicarne il rendimento), dall'altro il piano governativo che prevede interventi nel settore postale tra il 2027 e il 2029. Se Poste rinunciasse al Servizio Universale, cambierebbe radicalmente la sua natura, privilegiando il profitto rispetto alla funzione sociale.
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