Protesta durata 12 ore, coinvolti 60 detenuti. Intervento delle forze antisommossa. Il garante: "Provvedimento estremo".
Una violenta rivolta è scoppiata nel carcere Don Bosco di Pisa, protrattasi per dodici ore dalle sei del pomeriggio di mercoledì alle sei della mattina di giovedì 1 ottobre 2026. La protesta, che ha coinvolto circa sessanta detenuti, è stata innescata dalla scoperta di microspie installate all'interno delle celle della seconda sezione, quella dei detenuti giudicabili.
Per riportare la situazione sotto controllo sono state fatte arrivare squadre antisommossa da Roma. La sezione è stata in parte devastata. La protesta si è conclusa solo dopo le rassicurazioni della direttrice dell'istituto, Alice Lazzarotto, e della garante comunale dei detenuti, Valentina Abu Awwad, che hanno promesso ai detenuti che nessuno sarebbe stato toccato. I detenuti sono poi rientrati nelle celle, alcune delle quali danneggiate.
L'istituto penitenziario Don Bosco di Pisa è una struttura che, come molte altre in Italia, soffre di problemi strutturali cronici. Il garante dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, ha descritto il carcere come "strapieno di gente", con una presenza superiore a quella consentita, il che porta a condizioni di vita pesanti. Questo sovraffollamento sistematico crea un ambiente di sofferenza aggiuntiva in un luogo che è già di per sé difficile.
L'installazione delle microspie, definita da Fanfani un "provvedimento estremo", rappresenta l'evento scatenante immediato. Non è ancora chiaro quante microspie siano state trovate dai detenuti, né su quali esigenze investigative si basasse la loro installazione. Questo episodio ha fatto esplodere una tensione latente, accumulata a causa delle condizioni carcerarie critiche. La situazione è stata risolta attraverso la trattativa, piuttosto che con la sola forza, evidenziando l'importanza del dialogo anche in contesti di estrema tensione.
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