Respinte le pregiudiziali delle opposizioni con 229 voti contrari. Il voto finale è atteso l'8 ottobre dopo tre questioni di fiducia.
L'Aula della Camera dei Deputati ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni sulla nuova legge elettorale. Il voto, tenutosi in scrutinio segreto, ha visto 229 parlamentari contrari e 151 favorevoli, un risultato che supera di sette voti le attese interne della maggioranza.
La seduta si è svolta in un clima di forte tensione, con l'emiciclo pieno e la presenza di numerosi ministri e leader di partito. Il provvedimento può ora proseguire il suo iter parlamentare. Il voto finale in Aula è previsto per l'8 ottobre, dopo che il governo porrà tre questioni di fiducia per accelerare l'approvazione.
La maggioranza, composta da Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, ha mostrato compattezza, superando il temuto rischio di franchi tiratori. Anche i deputati di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, hanno votato insieme alla maggioranza, nonostante siano contrari alla riforma.
La discussione sulla nuova legge elettorale nasce dalla volontà della maggioranza di governo, guidata da Fratelli d'Italia, di modificare le regole per eleggere i parlamentari. La legge attuale, spesso definita 'Rosatellum', è in vigore dal 2017 e combina un sistema misto con una parte di seggi assegnati con proporzionale e una parte con maggioritario.
Il governo e i partiti di maggioranza sostengono che sia necessario intervenire per garantire maggiore stabilità governativa, introducendo elementi come il 'premio di maggioranza' e l'indicazione del premier sulla scheda. Le opposizioni, invece, accusano la riforma di concentrare troppo potere e di alterare gli equilibri democratici, definendola una legge 'su misura' per l'attuale coalizione.
La tensione è alta perché modificare le regole elettorali durante una legislatura è un'operazione delicata, che può rivelare divisioni interne. Il voto segreto di ieri era considerato un primo test critico, poiché permette ai parlamentari di esprimersi senza rendere pubblico il loro voto, aprendo la possibilità a comportamenti non allineati con la propria coalizione. Il superamento di questo scoglio, con un margine più ampio del previsto, rafforza la posizione del governo per i prossimi passaggi.
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