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4 ottobre 2026

Rincari record per famiglie e imprese a causa della guerra in Iran

Rincari record per famiglie e imprese a causa della guerra in Iran
Caro energia e carburanti pesano per 16,5 miliardi dall'inizio del conflitto. Il Codacons stima aumenti fino a 1.200 euro a famiglia nel 2026.
La notizia

La guerra in Iran e il conflitto in Medio Oriente hanno causato rincari record in Italia, con un impatto differenziato sulle tasche degli italiani. Secondo le analisi di Codacons, Cna e Cgia, dall'inizio del conflitto al 30 settembre 2026, il caro energia ha imposto a famiglie e imprese un maggiore esborso di circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio.

L'impatto varia in base al reddito e alla professione: un disoccupato spenderebbe 701 euro in più a fine anno, un operaio circa 900 euro, mentre un quadro o dirigente arriverebbe a 1.200 euro. I settori più colpiti sono i carburanti (7,4-7,6 miliardi di aggravio), l'energia elettrica (5,8-6 miliardi) e il gas (3-3,3 miliardi). Solo a settembre il conto aggiuntivo è stato tra 4,6 e 5,2 miliardi.

Se le quotazioni rimarranno ai livelli di settembre e i prezzi calmierati dei carburanti non saranno prorogati oltre fine anno, il conto energetico totale per il 2026 potrebbe raggiungere i 33 miliardi di euro, con il solo quarto trimestre che rischia di aggiungere altri 16 miliardi ai danni già accumulati.


Il contesto

La situazione attuale ha origine dallo scoppio della guerra in Iran e dal dilagare del conflitto in Medio Oriente nei primi mesi del 2026. Questo evento geopolitico ha interrotto le catene di approvvigionamento energetico e ha fatto impennare i prezzi delle materie prime a livello globale, colpendo in particolare i paesi importatori come l'Italia.

Il meccanismo è classico: la guerra crea incertezza sui mercati, riduce l'offerta di petrolio e gas dalla regione, e i trader speculano sul futuro, spingendo al rialzo i prezzi spot e dei futures. L'Italia, dipendente dalle importazioni per la maggior parte del suo fabbisogno energetico, si è trovata immediatamente esposta a questi shock. I primi effetti si sono visti già a marzo 2026, con aumenti progressivi che hanno raggiunto il picco a settembre, quando la benzina ha toccato i valori più alti dal marzo 2022.

Le conseguenze si ripercuotono su tutta l'economia: le famiglie devono destinare più reddito alle bollette e al pieno di carburante, riducendo la spesa per altri beni. Le imprese, soprattutto le PMI, vedono aumentare i costi di produzione, rischiando di ridurre gli investimenti o di licenziare. Se non interverranno ulteriori misure di contenimento dei prezzi o un calo delle tensioni geopolitiche, il peso economico sul paese continuerà a crescere fino alla fine dell'anno.

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