Caro energia e carburanti pesano per 16,5 miliardi dall'inizio del conflitto. Il Codacons stima aumenti fino a 1.200 euro a famiglia nel 2026.
La guerra in Iran e il conflitto in Medio Oriente hanno causato rincari record in Italia, con un impatto differenziato sulle tasche degli italiani. Secondo le analisi di Codacons, Cna e Cgia, dall'inizio del conflitto al 30 settembre 2026, il caro energia ha imposto a famiglie e imprese un maggiore esborso di circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio.
L'impatto varia in base al reddito e alla professione: un disoccupato spenderebbe 701 euro in più a fine anno, un operaio circa 900 euro, mentre un quadro o dirigente arriverebbe a 1.200 euro. I settori più colpiti sono i carburanti (7,4-7,6 miliardi di aggravio), l'energia elettrica (5,8-6 miliardi) e il gas (3-3,3 miliardi). Solo a settembre il conto aggiuntivo è stato tra 4,6 e 5,2 miliardi.
Se le quotazioni rimarranno ai livelli di settembre e i prezzi calmierati dei carburanti non saranno prorogati oltre fine anno, il conto energetico totale per il 2026 potrebbe raggiungere i 33 miliardi di euro, con il solo quarto trimestre che rischia di aggiungere altri 16 miliardi ai danni già accumulati.
La situazione attuale ha origine dallo scoppio della guerra in Iran e dal dilagare del conflitto in Medio Oriente nei primi mesi del 2026. Questo evento geopolitico ha interrotto le catene di approvvigionamento energetico e ha fatto impennare i prezzi delle materie prime a livello globale, colpendo in particolare i paesi importatori come l'Italia.
Il meccanismo è classico: la guerra crea incertezza sui mercati, riduce l'offerta di petrolio e gas dalla regione, e i trader speculano sul futuro, spingendo al rialzo i prezzi spot e dei futures. L'Italia, dipendente dalle importazioni per la maggior parte del suo fabbisogno energetico, si è trovata immediatamente esposta a questi shock. I primi effetti si sono visti già a marzo 2026, con aumenti progressivi che hanno raggiunto il picco a settembre, quando la benzina ha toccato i valori più alti dal marzo 2022.
Le conseguenze si ripercuotono su tutta l'economia: le famiglie devono destinare più reddito alle bollette e al pieno di carburante, riducendo la spesa per altri beni. Le imprese, soprattutto le PMI, vedono aumentare i costi di produzione, rischiando di ridurre gli investimenti o di licenziare. Se non interverranno ulteriori misure di contenimento dei prezzi o un calo delle tensioni geopolitiche, il peso economico sul paese continuerà a crescere fino alla fine dell'anno.
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