Teheran vuole discutere la riapertura di Hormuz, Washington insiste sul nucleare. Mosca si offre come mediatrice mentre il blocco navale americano resta ferreo.
Nuove mosse diplomatiche nella crisi tra Iran e Stati Uniti, ma i negoziati restano in stallo su quale tema debba essere prioritario. Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha confermato che Washington ha inviato "alcune proposte tramite un mediatore" dopo che Teheran aveva presentato una tabella di marcia di 7 giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, l'Iran ha già respinto l'approccio americano, definendolo "simile alle precedenti" perché si concentra sul dossier nucleare, mentre Teheran intende discutere esclusivamente della riapertura dello stretto strategico.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz verrà riaperto entro sette giorni solo se gli USA accetteranno il piano iraniano. Nel frattempo, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha assicurato che il blocco navale USA sullo stretto "è ferreo" e che gli Stati Uniti ne mantengono il controllo, avvertendo Teheran delle "possibili conseguenze" se continuerà a "giocare" con il passaggio marittimo. La Russia, attraverso il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev, si è offerta come mediatrice, sottolineando di non voler sacrificare i propri rapporti con Teheran.
La crisi attuale tra Iran e Stati Uniti affonda le sue radici in decenni di tensioni, ma si è acuita drasticamente con la decisione dell'amministrazione Trump di imporre un blocco navale allo Stretto di Hormuz, una via d'acqua cruciale per il trasporto del petrolio globale. L'Iran, in risposta, ha chiuso lo stretto, scatenando una crisi economica e militare. Il conflitto si è poi intrecciato con il controverso programma nucleare iraniano, che gli USA e altri Paesi temono possa portare alla costruzione di un'arma atomica, cosa che Teheran ha sempre negato.
Per uscire dallo stallo, l'Iran ha recentemente presentato un piano in sette punti, noto come "Memorandum di Islamabad", che chiede la fine delle ostilità, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la cessazione del blocco navale. Gli Stati Uniti, invece, insistono per riportare al centro dei negoziati il controllo del programma nucleare iraniano, temendo che qualsiasi concessione su Hormuz senza garanzie sul nucleare rafforzerebbe pericolosamente Teheran. La Russia, legata all'Iran da rapporti commerciali in forte crescita (+20% nell'ultimo anno) e dalla comune opposizione alle sanzioni occidentali, cerca ora un ruolo da mediatore, mentre la comunità internazionale guarda con preoccupazione a una crisi che il cardinale Parolin ha definito priva di "soluzione militare".
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