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6 ottobre 2026

Scoperta l'ameba di fuoco: vive e si riproduce oltre i 63°C

Scoperta l'ameba di fuoco: vive e si riproduce oltre i 63°C
Trovata in sorgenti vulcaniche californiane, infrange il record di temperatura per organismi complessi. Cambia forma per proteggersi.
La notizia

Una scoperta scientifica ha individuato il primo organismo eucariote in grado di vivere e riprodursi a temperature superiori ai 63 gradi Celsius. L'ameba, battezzata Incendiamoeba cascadensis, è stata trovata nelle sorgenti geotermali del Lassen Volcanic National Park in California.

Portata in laboratorio, l'ameba ha continuato a crescere senza problemi fino a 57°C, superando il precedente record. Quando i ricercatori hanno alzato la temperatura a 63°C, l'organismo ha cominciato a dividersi per mitosi, dimostrando non solo di sopportare il caldo estremo ma di prosperarvi. Il suo genoma contiene geni associati alla riparazione di proteine e DNA.

Per sopravvivere, l'ameba di fuoco cambia forma: superati i 63°C, forma uno strato protettivo intorno al nucleo che le permette di resistere fino a 70°C. La scoperta, descritta sulla rivista Cell, rivoluziona le conoscenze sui limiti termici della vita complessa.


Il contesto

Fino a meno di un mese fa, la scienza riteneva che 60°C fosse il limite massimo oltre il quale la vita complessa (organismi eucarioti, con cellule dotate di nucleo) non potesse esistere. Questo confine era basato su osservazioni precedenti e rappresentava una barriera biologica apparentemente invalicabile per creature più evolute dei semplici batteri.

La ricerca di organismi estremofili (che vivono in condizioni proibitive) si concentra tradizionalmente in zone vulcaniche. Tra il 2023 e il 2025, un team della Syracuse University ha raccolto campioni nelle sorgenti geotermali del parco californiano, dove l'acqua scorre tra 47 e 64°C. Tra vari organismi, l'ameba di fuoco si è distinta per le sue capacità.

Il meccanismo di sopravvivenza potrebbe risiedere in aminoacidi carichi positivamente sulla sua superficie, caratteristica comune anche in batteri termofili. Queste molecole aiuterebbero a stabilizzare le proteine che altrimenti si disgregherebbero. La scoperta non solo sposta i limiti della vita conosciuta, ma offre indizi su come organismi complessi possano adattarsi a ambienti estremi, con implicazioni per la ricerca astrobiologica e la comprensione dell'evoluzione.

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