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Politica
8 ottobre 2026

Legge elettorale, oggi il voto decisivo alla Camera

Legge elettorale, oggi il voto decisivo alla Camera
Scrutinio segreto sul 'Melonellum' dopo la terza fiducia. La maggioranza tesa, opposizioni chiedono voto con palline
La notizia

Oggi alla Camera dei Deputati si vota in via definitiva la nuova legge elettorale, ribattezzata 'Stabilicum' dalla maggioranza e 'Melonellum' dall'opposizione. Dopo aver superato ieri la terza fiducia posta dal governo sui primi tre articoli, l'aula è chiamata a un voto a scrutinio segreto che deciderà il futuro del provvedimento e potrebbe avere ripercussioni sull'esecutivo stesso.

Le opposizioni hanno chiesto di garantire l'effettiva segretezza del voto, suggerendo il metodo delle palline (bianca per il sì, nera per il no) invece del sistema elettronico, temendo controlli sui parlamentari di maggioranza. I leader del centrosinistra - tra cui Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5s), Angelo Bonelli (Avs) e Riccardo Magi (+Eu) - si sono iscritti per le dichiarazioni di voto prima della decisione finale prevista per le 12:30.


Il contesto

La discussione sulla riforma elettorale nasce dalla volontà del governo di cambiare le regole per l'elezione del Parlamento prima della scadenza naturale della legislatura, prevista per il 2027. La legge, promossa principalmente da Fratelli d'Italia, è stata definita 'Stabilicum' dai suoi sostenitori perché mirerebbe a garantire maggiore stabilità di governo, mentre l'opposizione l'ha ribattezzata 'Melonellum' criticandola come strumento per favorire la maggioranza attuale.

Il percorso parlamentare è stato accelerato attraverso l'uso ripetuto della questione di fiducia, uno strumento che lega l'approvazione di un provvedimento alla sopravvivenza del governo. Questo metodo ha permesso di superare gli ostacoli procedurali ma ha creato tensioni sia nella maggioranza che con le opposizioni. Il voto di oggi rappresenta l'ultimo passaggio alla Camera prima che la legge possa essere applicata, ma le opposizioni hanno già annunciato ricorsi alla Corte Costituzionale, temendo che alcune parti del testo possano essere giudicate incostituzionali.

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