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11 ottobre 2026

Nuova legge elettorale verso la Corte Costituzionale: i 5 punti contestati

Nuova legge elettorale verso la Corte Costituzionale: i 5 punti contestati
Gli oppositori preparano il ricorso alla Consulta dopo l'approvazione parlamentare. I costituzionalisti si dividono sui rischi di incostituzionalità.
La notizia

La nuova legge elettorale approvata dal Parlamento italiano si avvia verso il giudizio della Corte Costituzionale, dove gli oppositori presenteranno ricorso. Una Rete contro la riforma elettorale, guidata dall'ex docente di diritto costituzionale Roberto Zaccaria, si è già costituita per contestare cinque aspetti specifici della normativa.

Le contestazioni principali riguardano: le preferenze introdotte solo in parte (con il capolista bloccato), il numero di firme richiesto ai nuovi partiti (circa 450.000), la soppressione del limite del 60% per l'equilibrio di genere tra capilista, il premio di maggioranza che scatta al 42% dei voti, e la creazione di un unico grande collegio per gli italiani all'estero. Secondo le previsioni, la Corte Costituzionale dovrebbe pronunciarsi entro febbraio 2027.

Tra i costituzionalisti prevale una posizione intermedia: pochi chiedono la bocciatura totale della legge, molti criticano singole parti, mentre una minoranza la promuove. Il professor Gianluca Passarelli de La Sapienza definisce la riforma "una sorta di Frankenstein" e parla di "truffa del premio", sostenendo che "gli elettori conteranno quasi nulla".


Il contesto

La discussione sulla legge elettorale in Italia segue un percorso consolidato: dopo l'approvazione parlamentare, si apre quasi sempre una seconda fase davanti alla Corte Costituzionale. Questo è successo con la legge del 2005 e con l'Italicum del 2015, dichiarato in parte illegittimo dalla sentenza n. 35 del 2017. La strada per portare le leggi elettorali alla Consulta è stata aperta dalla sentenza n. 1 del 2014, quando alcuni elettori promossero un'azione per accertare il proprio diritto di votare secondo Costituzione.

I cittadini non possono rivolgersi direttamente alla Corte Costituzionale: le questioni arrivano quando un giudice, nel corso di un processo, dubita della costituzionalità di una legge che deve applicare. Per quanto riguarda i premi di maggioranza, la giurisprudenza costituzionale li ha ammessi a condizioni precise: devono scattare oltre una soglia ragionevole di consenso e non devono distorcere eccessivamente la rappresentanza. Nel 2017 la Corte ritenne legittima la soglia del 40% prevista dall'Italicum; la nuova legge la fissa al 42%.

Un punto particolarmente delicato riguarda le cosiddette "maggioranze di garanzia": la Costituzione richiede maggioranze più ampie di quella assoluta per decisioni che riguardano organi di garanzia come il Presidente della Repubblica, i giudici costituzionali e i componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura. Alcuni costituzionalisti temono che un premio eccessivo possa portare la lista vincente verso il 60% dei seggi, influenzando anche queste maggioranze di garanzia.

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