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12 ottobre 2026

Siccità e centrali idroelettriche: il caso del fiume Turano finisce in Procura

Siccità e centrali idroelettriche: il caso del fiume Turano finisce in Procura
Lago artificiale quasi a secco, indagini su Enel e Stato. La guerra dell'acqua arriva alla magistratura dopo un'estate di crisi.
La notizia

La crisi idrica che ha colpito l'Italia nel 2026 raggiunge le aule dei tribunali. Al centro delle indagini della Procura c'è il caso del fiume Turano, nel Lazio, quasi prosciugato a causa dei mancati rilasci d'acqua dalla centrale idroelettrica di Rocca Sinibalda. Le popolazioni locali sono in rivolta per la situazione ambientale.

La magistratura sta indagando sull'Enel, titolare degli impianti idroelettrici, ma anche sullo Stato italiano. Bruxelles ha infatti aperto una procedura di infrazione contro l'Italia per il mancato recepimento della direttiva europea sull'aggiornamento delle concessioni. Il caso del Turano diventa così un esempio emblematico della "guerra dell'acqua" che infuria da Nord a Sud.


Il contesto

Il problema nasce dalla grave siccità che ha colpito l'Italia nel 2026, riducendo drasticamente la produzione idroelettrica (calata del 40% nel primo semestre). Le centrali idroelettriche devono bilanciare due esigenze contrastanti: produrre energia elettrica e mantenere sufficienti rilasci d'acqua per preservare fiumi e laghi.

Il caso specifico del Turano risale agli anni '30, quando furono creati due grandi bacini artificiali (lago del Turano e lago del Salto) per alimentare una potente centrale idroelettrica. Per legge, la centrale deve rilasciare acqua nel fiume Turano per mantenerne il corso vitale fino a Rieti. Con la siccità, questi rilasci sono diminuiti, prosciugando quasi completamente il fiume.

La situazione ha creato un conflitto tra Enel (che gestisce gli impianti), le amministrazioni locali, i comitati di cittadini e le associazioni ambientali. L'Unione Europea è intervenuta perché l'Italia non ha aggiornato le regole sulle concessioni idroelettriche come richiesto da una direttiva comunitaria. Ora la magistratura dovrà stabilire responsabilità e possibili soluzioni.

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