La premier rilancia la retorica sovranista ad Assolombarda, creando tensioni con gli alleati di governo.
Le parole pronunciate ieri, 12 ottobre, dal palco dell'Assemblea Generale di Assolombarda a Milano continuano a far tremare i palazzi della politica romana. La premier Giorgia Meloni ha scelto una platea di imprenditori per mandare un messaggio chiarissimo a Bruxelles: "L'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì".
Si tratta di un affondo netto contro le normative e i vincoli europei, accusati di danneggiare il tessuto imprenditoriale nazionale. Questa posizione segna un ritorno deciso a una retorica marcatamente sovranista, da sempre nel DNA storico di Fratelli d'Italia, e sta creando tensioni all'interno della maggioranza di governo.
Secondo le analisi, dietro questa improvvisa fiammata antieuropeista si nasconde una precisa strategia di posizionamento interno. Meloni mira a blindare il proprio fianco destro in vista della futura competizione elettorale, frenando la concorrenza interna e disinnescando minacce politiche che fanno della critica all'Unione europea il proprio perno.
Il sovranismo, cioè la difesa della sovranità nazionale contro le regole e le istituzioni sovranazionali, è una posizione storica di Fratelli d'Italia, il partito di Giorgia Meloni. Questa linea si è spesso scontrata con l'approccio più europeista dei suoi alleati di governo, in particolare Forza Italia, partito tradizionalmente filo-europeo fondato da Silvio Berlusconi.
Le tensioni tra questi due approcci esistono da tempo, ma diventano più evidenti quando si avvicinano le scadenze elettorali. Sebbene le prossime elezioni politiche siano stimate attorno a novembre 2027, la competizione per l'egemonia all'interno della coalizione di centrodestra non si ferma mai. Ogni leader cerca di conquistare e mantenere consenso presso la propria base elettorale.
Meloni sa che una parte significativa dell'elettorato italiano e del mondo imprenditoriale vive con insofferenza le regole ambientali (green) e burocratiche emanate dalla Commissione Europea a Bruxelles. Alzando i toni contro questi "diktat", la premier cerca di rafforzare la propria posizione, contrastando al tempo stesso l'ascesa di figure interne alla destra che potrebbero eroderne il consenso puntando proprio su un euroscetticismo più radicale.
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