Secondo i legali l'impronta dell'assassino calzerebbe un 39-40, scagionando anche Alberto Stasi. Garofano difende le analisi del Ris.
Nuovi sviluppi nel caso dell'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. L'avvocato Angela Taccia, difensore dell'unico indagato nella nuova inchiesta Andrea Sempio, si è recata in Tribunale a Pavia per ascoltare ulteriori intercettazioni. Secondo quanto emerge dalle consulenze che i legali depositeranno in Procura, l'impronta dell'assassino di Chiara Poggi sarebbe riferibile a un piede che calza una scarpa numero 39-40.
Questa misura risulterebbe non solo incompatibile con il 44 calzato da Andrea Sempio, ma anche più piccola del 42 stabilito nella prima inchiesta e del piede di Alberto Stasi. Parallelamente, l'ex comandante del Ris Luciano Garofano, intervistato in televisione, ha ribadito l'onestà e la correttezza delle analisi condotte dal suo reparto nelle prime indagini, respingendo le critiche di delegittimazione.
L'omicidio di Chiara Poggi, una ragazza di 19 anni, avvenne a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. Il caso, rimasto irrisolto per anni, ha visto numerosi sviluppi giudiziari e mediatici. Nella prima inchiesta, il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, fu inizialmente condannato in primo grado nel 2010, ma poi assolto in appello nel 2012 e definitivamente dalla Cassazione nel 2014, dopo aver trascorso quattro anni in carcere. Il processo si caratterizzò per l'importanza delle prove scientifiche, in particolare quelle genetiche e delle impronte.
Le indagini si sono riaperte nel 2025 con una nuova inchiesta che ha portato all'indagato Andrea Sempio, già sentito come testimone nei processi precedenti. Il nodo centrale resta l'"impronta 33", una traccia rinvenuta sulla scena del crimine. La difesa di Sempio ora sostiene, attraverso nuove consulenze, che questa impronta appartenga a chi calza una misura 39-40, escludendo quindi sia Sempio (44) che Stasi (misura maggiore). L'ex comandante del Ris Luciano Garofano, che guidò le prime analisi, continua a difendere il lavoro svolto dal suo reparto, creando un contrasto tra le nuove evidenze difensive e le conclusioni delle indagini originali.
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