Il centrodestra corregge il testo sulla crisi ucraina, mentre l'opposizione si spacca e lascia l'aula. Focus su aiuti alla popolazione e non alle istituzioni.
Il Senato è stato teatro di una profonda divisione sulla questione ucraina. La maggioranza di centrodestra ha modificato la risoluzione presentata in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre, separandola da altri temi e alterandone il contenuto su pressione della Lega. Il testo iniziale, che impegnava il governo a un "sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione ucraina", è stato cambiato, eliminando il riferimento alle "istituzioni". Ora si parla solo di sostegno alla popolazione, omettendo espliciti riferimenti a forniture militari.
L'opposizione, a sua volta frammentata, ha scelto di non partecipare al voto ritirandosi dall'aula. La mozione generale ha ottenuto 104 voti favorevoli, quella specifica sull'Ucraina 108. Il Partito Democratico chiede pieno sostegno anche militare, Italia Viva è ancora più diretta, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra propongono un cambio di strategia verso un processo di pace e criticano l'aumento delle spese militari.
La guerra in Ucraina, scoppiata con l'invasione russa nel febbraio 2022, ha posto l'Italia e l'Europa di fronte a scelte cruciali in materia di politica estera, difesa e aiuti. Fin dall'inizio, il governo italiano ha garantito sostegno a Kiev, ma la posizione interna è stata sempre complessa, con partiti divisi sulla natura e l'intensità di questo appoggio. Il centrodestra al governo, composto da forze con sensibilità diverse verso la Russia, ha spesso negoziato compromessi interni, come dimostra la modifica della risoluzione su pressione della Lega.
Parallelamente, l'opposizione cosiddetta "campo largo" non ha mai trovato una linea unitaria. Da un lato Partito Democratico e Italia Viva sostengono un sostegno integrale all'Ucraina, incluso quello militare. Dall'altro, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra spingono per una svolta diplomatica, criticano l'invio di armi e chiedono di ridurre le spese militari nazionali a favore di una difesa comune europea. Queste divisioni strutturali, emerse già nei mesi passati, esplodono ora in Parlamento in vista di un importante vertice europeo, mettendo a nudo la difficoltà del sistema politico italiano di esprimere una posizione coerente e condivisa sulla crisi internazionale più grave del decennio.
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