Il Gran Cancelliere Paternò di Montecupo parla del ruolo dell'Ordine in un mondo frammentato. Rafforzate le collaborazioni con Emirati Arabi Uniti e Libano.
Il Sovrano Militare Ordine di Malta ha rafforzato la sua rete diplomatica, passando da 115 a 118 Paesi con cui intrattiene relazioni ufficiali. Lo ha annunciato il Gran Cancelliere Riccardo Paternò di Montecupo a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. L'Ordine ha aperto il dialogo con Zimbabwe, Zambia e Malawi, firmato accordi di cooperazione con Micronesia e Cipro e avviato un percorso con Eswatini e Tuvalu.
Durante la settimana dell'Assemblea, l'Ordine ha avuto incontri bilaterali di alto livello con Emirati Arabi Uniti, Libano e Germania, riscontrando una crescente fiducia nella sua specifica combinazione di azione diplomatica e umanitaria. L'organizzazione opera con una rete attiva in 130 Paesi del mondo, concentrandosi su sanità, inclusione sociale e risposta alle emergenze.
Il Sovrano Militare Ordine di Malta è un'entità sovrana e un ordine religioso cattolico con una storia millenaria, riconosciuto a livello internazionale per la sua neutralità e il suo impegno umanitario. Da oltre trent'anni ha lo status di Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite. La sua missione unisce una presenza diplomatica formale a un'ampia rete di progetti umanitari sul campo.
In un contesto internazionale descritto come sempre più frammentato e polarizzato, l'Ordine si propone come un facilitatore di dialogo, mantenendo canali aperti con governi diversi. Questo duplice ruolo gli permette di creare partnership, favorire l'accesso alle popolazioni vulnerabili e rappresentare le loro esigenze nei fori internazionali. La sua azione si basa sui principi di neutralità, imparzialità e difesa della dignità umana e del diritto internazionale umanitario.
La sua presenza è storica in alcuni scenari di crisi: è in Libano da oltre 70 anni con 60 progetti, e in Ucraina opera dall'inizio della guerra del 2022, avendo consegnato oltre 10.000 tonnellate di aiuti. L'obiettivo dichiarato è utilizzare la diplomazia come servizio per la missione umanitaria, cercando di costruire ponti anche dove altri canali sono chiusi.
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