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Cronaca
25 ottobre 2026

Esplosione Toyota, i periti indicano tre cause: sicurezza assente e manutenzione zero

Esplosione Toyota, i periti indicano tre cause: sicurezza assente e manutenzione zero
Il collegio peritale incaricato dalla Procura identifica le concause del disastro del 2024 a Borgo Panigale, che costò la vita a due operai.
La notizia

Il collegio di periti nominato dalla Procura di Bologna ha depositato le conclusioni dell'incidente probatorio sull'esplosione dello stabilimento Toyota Material Handling di Borgo Panigale, avvenuta il 23 ottobre 2024. Secondo i periti, il disastro, che causò la morte di due operai e il ferimento di altri tredici, sarebbe stato determinato da tre concause principali: l'assenza o il posizionamento errato dei dispositivi di sicurezza nel serbatoio, anomalie nel funzionamento della sonda di temperatura e l'attivazione manuale di un interruttore magnetotermico che accese le resistenze termiche.

I periti hanno inoltre evidenziato che il serbatoio esploso era diverso da quello previsto dal progetto originario, privo di valvole di sicurezza correttamente posizionate e di un vaso di espansione. Criticità aggravate dalla totale assenza di manutenzione sull'impianto dal 2018, a differenza delle pompe di calore soggette a controlli trimestrali. L'indagine per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro colposo vede indagate 18 persone, tra cui vertici aziendali attuali e passati, oltre alla stessa società Toyota Mhmi.


Il contesto

L'incidente risale a quasi due anni fa, il 23 ottobre 2024, quando una centrale termo-frigorifera dello stabilimento Toyota Material Handling Manufacturing Italy di Borgo Panigale esplose. L'esplosione uccise Lorenzo Cubello, 37 anni, e Fabio Tosi, 34 anni, e ferì altre 13 persone. La magistratura avviò subito un'inchiesta per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime sul lavoro e disastro colposo.

Per accertare le cause tecniche del disastro, la Procura di Bologna, con la pm Francesca Rago, ha nominato un collegio peritale composto da professori del Politecnico di Torino. Il loro compito era analizzare l'impianto, un serbatoio di accumulo termico che si è rivelato modificato rispetto al progetto originale e privo di sistemi di sicurezza adeguati. L'analisi ha ricostruito una catena di eventi: un interruttore manualmente acceso, una sonda di temperatura malfunzionante e l'assenza di manutenzione per sei anni hanno portato a un aumento di pressione senza possibilità di sfogo, causando l'esplosione. La vicenda giudiziaria, che coinvolge 18 indagati e l'azienda, procederà con la discussione delle perizie davanti al giudice a fine novembre.

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