Respinte le pregiudiziali di costituzionalità sul testo che restringe l'ottenimento e amplia la revoca della cittadinanza italiana.
La Camera dei deputati ha votato e respinto le pregiudiziali di costituzionalità sulla proposta di legge che modifica la Legge sulla Cittadinanza. Il testo, sostenuto con forza dalla Lega, mira a introdurre nuove restrizioni per ottenere la cittadinanza italiana e ad ampliare i casi in cui questa può essere revocata.
Le opposizioni hanno duramente criticato il provvedimento, definendolo punitivo e propagandistico. Il voto ha consentito di superare uno degli ostacoli procedurali, avviando il testo verso la sua approvazione finale. La settimana parlamentare ha visto anche il dibattito sulla riorganizzazione delle professioni sanitarie e il question time con il ministro Ciriani.
La legge attuale sulla cittadinanza italiana (Legge 91/1992) si basa principalmente sullo ius sanguinis, ovvero il diritto di sangue, per cui è cittadino italiano chi nasce da genitori italiani. Lo ius soli, il diritto legato al luogo di nascita, è molto limitato. Negli ultimi decenni, il dibattito sulla riforma della cittadinanza si è intensificato a causa dell'aumento dei figli di immigrati nati e cresciuti in Italia, i cosiddetti "seconde generazioni", che spesso non acquisiscono automaticamente la cittadinanza.
Le proposte di riforma si sono alternate tra iniziative per facilitare l'acquisizione (come lo ius culturae o lo ius soli temperato) e altre, come l'attuale, per restringere i criteri e introdurre più motivi di revoca. Quest'ultima spinta, portata avanti dalla maggioranza di governo, riflette una visione più selettiva e condizionata della cittadinanza, vista come premio da concedere solo a chi soddisfa requisiti stringenti e come status revocabile in caso di comportamenti giudicati gravi. Il percorso parlamentare del provvedimento è quindi l'ultimo capitolo di un dibattito politico e sociale di lungo corso sul significato di essere italiani.
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