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1 novembre 2026

A Milano debutta 'Catalogo', opera sull'addio di una danzatrice

A Milano debutta 'Catalogo', opera sull'addio di una danzatrice
Marco D'Agostin e Marta Ciappina dirigono una performance unica con coreografi internazionali. Al Teatro?
La notizia

Il 1° novembre 2026 debutta a Milano "Catalogo", un'opera di danza contemporanea che esplora il tema dell'addio dalle scene. Lo spettacolo, orchestrato dal coreografo Premio Ubu Marco D'Agostin insieme a Marta Ciappina, riunisce in un'unica serata le coreografie di alcuni tra i più importanti artisti della scena italiana e internazionale: Silvia Gribaudi, Francesca Pennini per CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco insieme a Pieter C. Scholten.

La performance nasce come un "blind date coreografico": i coreografi hanno creato pezzi per M., una danzatrice che intende congedarsi dalle scene, senza averla mai incontrata personalmente. I diversi frammenti, cuciti dalla drammaturgia di D'Agostin, compongono una partitura sull'addio, sulla fine e sulla sopravvivenza, con esiti descritti come imprevedibili.


Il contesto

"Catalogo" non è un semplice spettacolo di danza, ma un progetto artistico che indaga il significato profondo del congedo dalle scene per un performer. L'idea nasce dall'intenzione di una danzatrice, indicata solo come M., di ritirarsi. Marco D'Agostin, coreografo italiano vincitore del Premio Ubu (uno dei principali riconoscimenti teatrali italiani), e Marta Ciappina decidono di costruire attorno a questo desiderio un'opera collettiva.

Il metodo scelto è innovativo: invece di un unico autore, viene coinvolto un gruppo selezionato di coreografi di fama internazionale. Ognuno di loro - tra cui nomi importanti come la sperimentatrice Silvia Gribaudi, le compagnie CollettivO CineticO e Sotterraneo, e il duo Greco|Scholten - crea un frammento di danza per M. senza un confronto diretto con lei. Questo processo a distanza genera quella che D'Agostin definisce una "rete di collaborazioni, sguardi, intenzioni e prospettive intorno al corpo e alla danza", trasformando l'addio in un'opera corale e multisfaccettata.

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