Previsti in manovra 4.925 posti in meno per gli insegnanti e 2.049 per il personale amministrativo dal 2027. Scoppia la polemica.
La scuola pubblica italiana si prepara a perdere altri 7 mila posti di lavoro. Il testo della manovra finanziaria per il 2027, inviato alla Camera per l'iter parlamentare, prevede infatti una riduzione di 4.925 posti per i docenti e di 2.049 unità per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) a partire da settembre 2027.
I nuovi tagli si aggiungono alle riduzioni già decise con la legge di Bilancio 2025, portando il totale dei posti cancellati nel triennio 2025/2026-2027/2028 a quasi 15 mila. Il governo motiva queste scelte con il calo del numero degli studenti dovuto alla denatalità. La misura dovrebbe far risparmiare 83,9 milioni nel 2027 e 251,7 milioni dal 2028.
La decisione ha scatenato immediate proteste da parte dei sindacati e dell'opposizione. La Cgil parla di una manovra che "va oltre le peggiori aspettative", mentre la Cisl esprime "netta contrarietà" e chiede il ritiro della misura. Anche nella maggioranza, in particolare nella Lega, si registrano perplessità. Matteo Salvini ha lasciato intendere che il Parlamento potrebbe intervenire per modificare alcuni aspetti.
La contrazione degli organici scolastici è un tema che si è sviluppato negli ultimi anni, strettamente legato al calo delle nascite in Italia. Il numero di studenti si è progressivamente ridotto, portando i governi a rivedere periodicamente il numero di insegnanti e personale necessario. La situazione attuale, però, nasce da una serie di decisioni legislative successive.
Il primo passo significativo è stato compiuto con la legge di Bilancio per il 2025, che aveva già stabilito una riduzione di 5.660 posti per i docenti nell'anno scolastico 2025/2026 e di 2.174 posti per il personale Ata dal 2026/2027. La manovra finanziaria per il 2027, di cui si discute oggi, rappresenta quindi la continuazione di un percorso di ridimensionamento avviato precedentemente.
Il dibattito si è acceso perché i tagli, se da un lato rispondono a una realtà demografica in cambiamento, dall'altro sollevano timori sulla qualità del servizio scolastico. I sindacati e l'opposizione sostengono che il calo degli studenti dovrebbe essere un'occasione per migliorare l'offerta formativa, riducendo il numero di alunni per classe e potenziando i servizi, non per tagliare le risorse. La situazione potrebbe avere conseguenze sul turn-over del personale e sull'occupazione nel settore dell'istruzione pubblica nei prossimi anni.
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