Teheran condiziona la fine del blocco navale all'accettazione delle sue richieste. Trump minaccia, Tajani spinge per la diplomazia.
L'Iran ha posto sul tavolo negoziale un piano in sette punti per la riapertura dello Stretto di Hormuz, offrendo di sbloccare la cruciale via marittima entro 48 ore se gli Stati Uniti accetteranno le sue condizioni. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, precisando che i contatti diplomatici attraverso mediatori sono ancora in corso. Le richieste di Teheran includono la cancellazione delle nuove sanzioni, la riduzione delle forze militari statunitensi ai livelli precedenti la guerra del 28 febbraio, la revoca del blocco navale e l'applicazione delle esenzioni dalle sanzioni petrolifere.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha concesso al governo "determinati poteri" per gestire i colloqui di pace con Washington. Intanto, il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato: "L'unico motivo per cui non ho ancora chiuso i conti con l'Iran è che voglio essere gentile. Voglio provare a salvare tutte quelle vite, ma a un certo punto dovremo colpire duramente". Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ribadito l'impegno per una soluzione pacifica, auspicando che "prevalga sempre la via della diplomazia".
La crisi attuale tra Stati Uniti e Iran ha radici profonde, ma l'evento scatenante immediato è stata la guerra lanciata il 28 febbraio 2026 da USA e Israele contro l'Iran. In risposta a quell'attacco, Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più importanti al mondo per il trasporto di petrolio, paralizzando una parte significativa del commercio energetico globale e facendo schizzare i prezzi del greggio. Questo blocco navale è stato la principale leva di pressione iraniana sulla comunità internazionale.
Dopo mesi di stallo militare e tensioni, il 17 giugno 2026 era stato raggiunto un primo, fragile memorandum d'intesa tra le parti. Tuttavia, il processo è rapidamente naufragato perché gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni all'Iran nonostante l'accordo, portando Teheran a considerare nullo il memorandum. Da quel momento, la situazione è rimasta congelata, con il blocco di Hormuz ancora in vigore e sporadici scontri, come i recenti raid sauditi nello Yemen che hanno colpito infrastrutture legate all'Iran. La nuova proposta iraniana di un piano in sette punti e una riapertura in due giorni rappresenta un tentativo di sbloccare la situazione, spostando il confronto dal piano militare a quello diplomatico, ma con condizioni molto precise e stringenti per Washington.
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