Sindacati e opposizione contestano la riduzione di quasi 7.000 posti scolastici e risorse insufficienti per la sanità. Sciopero generale il 20 novembre.
La manovra economica per il 2027, un testo da 26 miliardi di euro e 157 articoli, arriva alla Commissione Bilancio della Camera in un clima di forte contestazione. I sindacati della scuola e i medici ospedalieri hanno aperto un fronte trasversale di protesta contro le misure proposte.
Per la scuola, la manovra prevede dal 2027-2028 una riduzione di 6.974 posti, di cui 4.925 docenti e 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata). I sindacati rifiutano la logica del taglio, sottolineando che la denatalità dovrebbe portare a classi meno affollate, non a meno personale. La Flc Cgil ha già indetto uno sciopero generale per il 20 novembre.
In sanità, il Fondo sanitario nazionale salirà a 146,3 miliardi nel 2027, ma la sua incidenza sul Pil scenderà al 6,11%. Le Regioni denunciano che i 7,1 miliardi aggiunti in tre anni sono insufficienti rispetto ai 18 miliardi richiesti, rischiando di allungare le liste d'attesa. I medici ospedalieri contestano anche la mancanza di risorse per assunzioni e stipendi.
La discussione sulla manovra finanziaria per il 2027 si inserisce in un contesto di tensioni pregresse nei settori della scuola e della sanità pubblica. Il confronto parte da lontano: secondo i calcoli dei sindacati, considerando anche i tagli già disposti con la legge di bilancio del 2025, in tre anni si arriverebbe a una riduzione complessiva di 14.808 posti nella scuola (10.585 docenti e 4.223 Ata).
Il governo giustifica la revisione degli organici scolastici con il calo demografico e la diminuzione della popolazione studentesca. I sindacati, però, rifiutano questa equazione automatica, sostenendo da anni che meno studenti dovrebbero significare classi più piccole e maggiore attenzione individuale, non meno insegnanti. La protesta coinvolge anche i dirigenti scolastici, tradizionalmente più aperti al dialogo con l'esecutivo.
Per la sanità, il punto di partenza è un sistema già sotto pressione: nel 2025 i cittadini hanno pagato 42,4 miliardi di euro di tasca propria per cure, e 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami. Il sistema soffre di una carenza strutturale di personale, con oltre 80.000 infermieri mancanti e circa 6.000 dimissioni anticipate di medici ospedalieri solo nel 2025. La manovra attuale, secondo i critici, non affronta queste criticità di fondo, rischiando di spingere ulteriormente verso una privatizzazione delle cure.
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