Il suolo consumato avanza a oltre 3 m² al secondo, con aumento nelle zone a rischio frana e alluvione. Presentata mappatura nazionale delle aree recuperabili.
Il consumo di suolo in Italia ha segnato un nuovo record nel 2025, avanzando di altri 102 chilometri quadrati a un ritmo superiore a 3 metri quadrati al secondo. I dati emergono dal nuovo Rapporto curato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente.
Il fenomeno ha interessato anche le aree più fragili: in un anno si sono consumati +1.106 ettari nelle zone a rischio alluvione e 707 ettari nelle aree a rischio frana. Per la prima volta, il rapporto include una mappatura nazionale del suolo potenzialmente recuperabile, individuando oltre 2.100 kmq di superfici disponibili per il ripristino ambientale.
Parallelamente, Legambiente lancia allarme per il patrimonio forestale italiano: nonostante la crescita delle foreste per abbandono delle aree rurali, aumentano le pressioni come incendi (+20,5% nel 2026), crisi climatica e ritardi nella gestione sostenibile.
Il consumo di suolo è il processo attraverso cui terreni naturali o agricoli vengono permanentemente ricoperti da costruzioni, strade o altre infrastrutture artificiali, riducendo la capacità del terreno di assorbire acqua e sostenere ecosistemi. In Italia, questo fenomeno è monitorato sistematicamente da anni attraverso rapporti annuali prodotti da enti scientifici come l'Ispra.
Il problema ha radici nel secondo dopoguerra, con il boom edilizio e lo sviluppo industriale che hanno trasformato vaste aree del territorio nazionale. Negli ultimi decenni, nonostante una maggiore consapevolezza ambientale, il consumo è proseguito a ritmi sostenuti, spesso in aree vulnerabili come quelle a rischio idrogeologico.
La nuova mappatura delle aree recuperabili rappresenta un cambio di approccio: invece di limitarsi a misurare il danno, si identificano concretamente le superfici che potrebbero essere restituite alla natura. Questo strumento potrebbe guidare politiche di rigenerazione urbana e creazione di spazi verdi, cruciali anche per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici come alluvioni e ondate di calore.
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