Mancanza di competenze tecniche interne (67%) e di fondi (52%) frenano l'adozione. Rischio di errori nei servizi ai cittadini.
La diffusione dell'intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione italiana procede a rilento. Secondo la Mappa dei Comuni digitali 2026, basata su un'indagine del 2025 su 4.177 enti, le soluzioni operative o previste entro dodici mesi riguardano meno del 10% dei comuni. Circa un quarto degli enti le sta ancora solo valutando.
I freni principali all'adozione sono la mancanza di competenze tecniche interne, citata dal 67% dei comuni, e la carenza di fondi (52%). Il rapporto evidenzia anche un rischio concreto: se un chatbot comunale sbaglia nell'indicare un requisito, un cittadino potrebbe rinunciare a un diritto a causa dell'errore. La situazione fotografa un divario digitale nell'offerta di servizi pubblici locali.
L'integrazione dell'intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione italiana è un processo iniziato negli ultimi anni, spinto dalla necessità di modernizzare i servizi e renderli più efficienti. L'origine di questo ritardo risale alla cronica carenza di investimenti in innovazione digitale nel settore pubblico, unita a una scarsità di figure professionali specializzate all'interno degli enti locali.
La "Mappa dei Comuni digitali" è un'indagine periodica che misura lo stato di digitalizzazione degli enti locali. I dati del 2026, raccolti nel 2025, mostrano come il percorso sia ancora agli inizi. Mentre a livello internazionale si discute di servizi avanzati basati su IA, in Italia la priorità per molti comuni rimane l'acquisizione delle competenze di base e la copertura dei costi iniziali. Questo ritardo espone i cittadini a un rischio di disservizio e a un'offerta pubblica disomogenea sul territorio nazionale.
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