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Industry
#2 · 📺 Le Migliori Serie TV del 2026

Industry

Dramma - Konrad Kay e Mickey Down - HBO - 11/01/2026 - 18+

Dramma corale ambientato nella finanza londinese, che segue un gruppo di giovani analisti e broker alle prese con il mondo spietato di una banca d'investimento. Tra ambizione, potere e fragilità personali, la serie racconta la pressione psicologica e le dinamiche di potere della City.

9 voti

Creata da Konrad Kay e Mickey Down, entrambi ex professionisti della finanza londinese prestata poi alla scrittura, Industry racconta fin dalla prima stagione l'ingresso di un gruppo di neolaureati nella banca d'investimento Pierpoint & Co, un mondo fatto di orari impossibili, competizione spietata tra colleghi e una cultura aziendale che premia il cinismo più della competenza. Il nucleo del cast si è mantenuto stabile nelle stagioni successive, con Myha'la nei panni di Harper Stern e Marisa Abela in quelli di Yasmin Kara-Hanani, affiancate da Ken Leung, Kit Harington e Sagar Radia, mentre la quarta stagione allarga il perimetro della storia oltre le mura di Pierpoint, seguendo Yasmin nella sua relazione con il fondatore tecnologico Henry Muck e Harper risucchiata nell'orbita dell'enigmatica dirigente Whitney Halberstram. Questo allontanamento dal singolo ambiente bancario è la novità più significativa della stagione, un cambio di prospettiva che permette alla serie di allargare il proprio sguardo critico dal mondo bancario tradizionale a quello, altrettanto spietato, delle startup tecnologiche e della finanza alternativa, senza perdere la capacità di raccontare con precisione chirurgica meccanismi di potere, umiliazione e dipendenza economica tra i personaggi.

Lo stile resta quello che ha reso la serie un caso editoriale, fatto di montaggio nervoso, colonna sonora curatissima e una scrittura che non concede sconti morali a nessuno dei protagonisti, ritratti con la stessa spietatezza con cui la serie osserva l'ambiente in cui si muovono. Il paragone con Succession, spesso evocato fin dagli esordi, regge sempre meno stagione dopo stagione, perché Industry ha sviluppato un linguaggio proprio, più fisico e nervoso, più vicino alla generazione dei suoi protagonisti che a quella dei magnati raccontati dalla serie di Jesse Armstrong. Anche sul piano della recitazione la serie ha continuato a crescere, con interpretazioni che hanno permesso ad alcuni membri del cast di ottenere ruoli importanti anche fuori dallo show, senza che questo abbia intaccato l'affiatamento dell'ensemble.

È proprio questa quarta stagione, capace di reinventare parzialmente la propria formula senza snaturarla, ad aver riportato Industry al centro del dibattito critico, con recensioni entusiastiche e un consenso quasi unanime che la indicano ormai stabilmente tra i migliori drama televisivi in circolazione.

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