Emily St. John Mandel, l'acclamata autrice canadese del bestseller distopico 'Station Eleven', torna in libreria con il suo settimo romanzo, 'Exit Party'. Ambientato in un Los Angeles del 2031, dove gli Stati Uniti sono lacerati da una guerra civile e la California si è appena dichiarata repubblica indipendente, il libro segue la quarantottenne Ari Waker, appena uscita da 18 anni di prigione.
La narrazione prende una svolta surreale quando, durante una festa per celebrare la fine dei coprifuoco bellici, Ari inizia a notare eventi inspiegabili: una donna che cambia abito tra una stanza e l'altra, un dipinto che scompare, l'ospite che svanisce. La casa sembra essere un portale per un altro mondo, un universo parallelo dove i personaggi conducono esistenze radicalmente diverse.
Mandel struttura il romanzo in due metà, come un vecchio disco in vinile, con un 'lato A' e un 'lato B'. Nel secondo, l'America è uno stato di sorveglianza orwelliano chiamato 'United State', dove Ari (ribattezzata 'Ibari') lavora come agente. L'autrice gioca con teorie scientifiche come l'entanglement quantistico e il multiverso, ponendo domande filosofiche sulla libertà, il caos e la stabilità.
Con 'Exit Party', Mandel continua anche a costruire il suo multiverso letterario, collegando personaggi e eventi ai suoi romanzi precedenti come 'The Singer's Gun' e 'The Glass Hotel'. Il risultato è un'opera ingegnosamente complessa che, nonostante una prosa a volte trascurata, invita a una rilettura immediata per cogliere tutti i dettagli del suo intricato plot.

Commenti (0)
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!