Il grande mantenuto
Un giovane laureato che sogna di scrivere, nato in una famiglia dove nessuno legge, si lascia mantenere da chi capita lungo la scala sociale: una coppia di lesbiche, una prostituta, l'ambiente malaeditoriale, fino a innamorarsi di una filosofessa dell'alta borghesia milanese.
Il grande mantenuto, pubblicato da Quodlibet nella collana Compagnia Extra, è il romanzo con cui Alberto Ravasio si conferma tra le voci più pungenti della narrativa italiana dell'ultimo periodo. Protagonista è un giovane laureato a vanvera, cresciuto in una famiglia dove nessuno legge, che dopo aver lasciato Bergamo insegue il sogno di vivere di scrittura come fosse un mestiere vero. Per sopravvivere si lascia mantenere da chiunque capiti sulla sua strada, spostandosi su e giù lungo la scala sociale: vive per un periodo con una coppia di lesbiche lecchesi, scrive rintanato nello spogliatoio di una prostituta bresciana, visita la casa fatiscente del più celebre e nullatenente scrittore europeo, si adatta al ruolo di spacciatore di manoscritti nell'ambiente della piccola editoria. Quando si innamora di una filosofessa cresciuta nell'alta borghesia dei Navigli milanesi, il protagonista scopre un mondo che si rivelerà, a sua volta, ancora più mantenuto del suo. Il titolo gioca su un doppio significato che attraversa tutto il libro: grande mantenuto è l'aspirante scrittore squattrinato, ma grandi mantenuti sono anche i professionisti della cultura nati già ricchi, e i trentenni di oggi intrappolati in un'adolescenza economica perenne. Ambientato negli anni tra il 2008 e il 2020, dalla crisi finanziaria globale fino alla pandemia, il romanzo è stato definito da più critici una sorta di Martin Eden aggiornato e ormai impossibile da realizzare, che racconta come la fine delle grandi lotte novecentesche abbia riportato la società a una rigidità economica quasi ottocentesca, in cui la cultura è per i ricchi una voce della dichiarazione dei redditi e per i poveri un vertiginoso ascensore sociale che scende soltanto. Lo stile di Ravasio, già notato per la capacità di intrecciare ironia tagliente e disagio esistenziale, si muove qui con un registro tragicomico e paradossale, capace di restituire con lucidità impietosa la fragilità economica ed emotiva di una generazione di aspiranti intellettuali senza rendita. Il romanzo, meno rivolto al grande pubblico quanto alla critica militante, è stato incluso tra i titoli più significativi della narrativa italiana del 2026 dalla classifica di qualità della rivista L'Indiscreto, un riconoscimento che ne conferma il valore letterario al di là dei numeri di vendita.
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La Vedova
The Widow Simon Latch, avvocato di provincia con un matrimonio in crisi e i conti in rosso, viene incaricato da un'anziana vedova di redigere un nuovo testamento per una fortuna segreta. Quando la donna è uccisa, Simon diventa il principale sospettato e deve scoprire il vero colpevole per salvarsi.
The Widow segna una svolta nella lunga carriera di John Grisham: per la prima volta l'autore di Il socio e Il momento di uccidere costruisce un vero e proprio giallo a enigma, un whodunit in cui il lettore è chiamato a scoprire l'assassino insieme al protagonista, anziché seguire un processo dall'esito già delineato. Al centro della vicenda c'è Simon Latch, avvocato di Braxton, cittadina immaginaria della Virginia, schiacciato da un matrimonio in rovina e da uno studio legale ridotto a pratiche di fallimento e controversie di scarso valore. Quando l'anziana Eleanor Netty Barnett gli affida la stesura di un nuovo testamento che nasconde una fortuna milionaria mai dichiarata, Simon intravede una via di fuga dalla propria mediocrità economica e comincia a tessere un piano per appropriarsene. Il meccanismo narrativo si ribalta bruscamente quando Netty viene trovata morta in circostanze che la polizia giudica omicidiarie, e proprio Simon, per la sua posizione privilegiata e i suoi debiti, diventa il sospettato principale. Da qui il romanzo si trasforma in una corsa contro il tempo, l'avvocato deve dimostrare la propria innocenza scavando in un intreccio di eredi scontenti, vecchi rancori di paese e segreti di famiglia sepolti da decenni, mentre la sua credibilità professionale e personale si sgretola sotto gli occhi della piccola comunità in cui vive. Grisham mantiene lo stile asciutto e funzionale che ha reso celebre la sua produzione, alternando capitoli brevi e un ritmo serrato a descrizioni precise del funzionamento della macchina giudiziaria americana, terreno che l'autore, ex avvocato lui stesso, conosce meglio di chiunque altro nella narrativa di genere. Rispetto ai suoi legal thriller più classici, incentrati su grandi processi e cospirazioni aziendali, qui la scala è volutamente più intima e provinciale, più vicina alla tradizione del giallo a enigma che al thriller processuale che ha fatto la sua fortuna con opere come Il socio o Il rapporto Pelican. Il romanzo non stravolge la formula Grisham quanto piuttosto la piega a un sottogenere diverso, dimostrando che dopo oltre trent'anni di carriera l'autore è ancora capace di sperimentare pur restando riconoscibile. I lettori più fedeli ritroveranno gli elementi che amano, il protagonista moralmente ambiguo, l'ambientazione da cittadina del Sud, il ritmo pensato per la lettura in poche sedute, mentre i nuovi lettori troveranno un punto d'accesso più snello rispetto ai romanzi corali che hanno costruito la fama dell'autore. Il libro ha debuttato al primo posto della classifica narrativa del New York Times e continua a essere tra i titoli più venduti nelle librerie internazionali, confermando la capacità di Grisham di restare, a distanza di decenni dal suo esordio, uno degli autori più letti al mondo.
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La fine del mondo
Un uomo anziano racconta in un lungo monologo dalla cucina della sua casa romana la propria vita, i ricordi di un'isola greca amata in gioventù, la città che è cambiata e il mondo che sembra avviarsi alla fine. Romanzo di riflessione tra ironia e lirismo sul tramonto di un'epoca.
La fine del mondo, pubblicato da Ponte alle Grazie, conferma Francesco Pecoraro tra le voci più originali della narrativa italiana contemporanea, dopo il successo di La vita in tempo di pace, romanzo che nel 2013 lo aveva consacrato presso critica e lettori. Il nuovo libro abbandona quasi del tutto l'ossatura tradizionale della trama per costruirsi come un lungo flusso di pensiero: un uomo ormai anziano, seduto nella cucina della sua casa nel quartiere Prati a Roma, ripercorre la propria esistenza in un monologo che procede per associazioni, digressioni e ritorni. Non c'è una storia da riassumere nel senso convenzionale del termine, quanto piuttosto un lavoro mentale in corso in cui il protagonista rievoca un'isola greca amata in gioventù e i personaggi che l'hanno popolata, osserva la Roma di oggi con uno sguardo insieme affettuoso e impietoso, e si interroga sulla nazione e sulla società diventate irriconoscibili rispetto a quelle in cui è cresciuto. Il titolo va inteso in senso plurale: la fine del mondo di cui parla Pecoraro è la fine di una vita che si avvia al proprio termine, ma anche la fine di un progetto politico, di un modello urbano, di una cultura, di un equilibrio climatico ormai compromesso, sullo sfondo di una guerra che incombe come rumore di fondo dell'attualità. Lo stile alterna registri opposti con naturalezza, passando da un'ironia tagliente, quasi sarcastica, a squarci lirici di grande intensità poetica, in una scrittura densa e stratificata che richiede al lettore attenzione e disponibilità a seguire un pensiero che non procede mai in linea retta. È un romanzo che rifiuta la logica del racconto a effetto per privilegiare la profondità della riflessione, in continuità con la vocazione analitica che ha sempre contraddistinto l'autore. Proprio questa densità stilistica rende La fine del mondo un'opera per lettori esigenti più che per il grande pubblico, non a caso il libro è stato premiato dalla classifica di qualità stilata dalla rivista L'Indiscreto, che nel 2026 lo ha indicato come il miglior romanzo italiano dell'anno per meriti squisitamente letterari, un riconoscimento che negli ultimi anni si è affermato come uno degli osservatori più autorevoli della qualità narrativa indipendente dai numeri di vendita.
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Dungeon Crawler Carl
Un uomo e la gatta della sua ex sopravvivono alla distruzione della Terra e vengono costretti a partecipare a un letale dungeon crawler trasmesso come reality show galattico, in una serie che mescola satira, azione e meccaniche da gioco di ruolo.
La serie LitRPG *Dungeon Crawler Carl* di Matt Dinniman, pubblicata in Italia da Mercurio Books, continua a riscuotere successo con i volumi usciti nel 2026, come *Il giorno del giudizio* e *Il ricettario dell'anarchico*. La saga, ambientata in un dungeon creato dopo un'apocalisse che trasforma la Terra in uno show intergalattico, segue le avventure dell'ex militare Carl e della sua gatta parlante Princess Donut, in un mix di azione, dark humor e satira sociale. Lo stile diretto e incalzante di Dinniman, insieme a un worldbuilding che esplora le retrovie di un sistema mediatico spietato, ha conquistato i lettori, facendo della serie un fenomeno popolare che trascende il semplice intrattenimento per appassionati di videogiochi.
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London Falling
Nel 2019 il diciannovenne Zac Brettler precipita da un balcone londinese nel Tamigi. I genitori scoprono che il figlio si fingeva erede di un oligarca russo per farsi strada nell'alta società, tra loschi affaristi e criminalità. Un'inchiesta narrativa sulla verità dietro la sua morte.
London Falling, uscito per Doubleday nel 2025 e ora disponibile anche in traduzione italiana, è l'ultima opera di saggistica narrativa firmata da Patrick Radden Keefe, giornalista del New Yorker già affermatosi come uno degli autori di non-fiction più letti del decennio grazie a Non dire nulla, il libro sul conflitto nordirlandese vincitore di numerosi premi e trasformato in serie televisiva. Il nuovo lavoro applica lo stesso metodo di scavo giornalistico a un caso di cronaca britannico rimasto irrisolto: la morte di Zac Brettler, diciannovenne precipitato nel 2019 da un balcone al quinto piano di un edificio londinese nel Tamigi. La versione ufficiale, un suicidio, non ha mai convinto la famiglia del ragazzo, che nel dolore della perdita ha scoperto un elemento sconcertante: da mesi Zac si fingeva figlio di un facoltoso oligarca russo per farsi strada nei circoli più esclusivi della capitale britannica. Attraverso questa identità fittizia, il ragazzo era entrato in contatto con un ambiguo uomo d'affari, Akbar Shamji, e con un pericoloso criminale noto come Indian Dave, muovendosi in un sottobosco fatto di locali notturni privati, ville di lusso e denaro di provenienza oscura. Keefe ricostruisce passo per passo l'indagine condotta dai genitori di Zac, sempre più convinti che dietro la morte del figlio si celi qualcosa di più oscuro di un gesto volontario, e sempre più frustrati dall'apparente incapacità, o riluttanza, di Scotland Yard nel perseguire i responsabili. Il libro si legge con il ritmo di un thriller, ma resta ancorato a un lavoro di verifica delle fonti e di documentazione tipico del miglior giornalismo investigativo, la cifra che ha reso Keefe un punto di riferimento del genere true crime letterario. Rispetto a Non dire nulla, dove la Storia faceva da sfondo a un caso di omicidio irrisolto, qui la dimensione è più circoscritta e insieme più universale: attraverso la vicenda di un singolo adolescente, Keefe apre uno squarcio sulla Londra dei super-ricchi, delle fortune non tracciabili e delle zone grigie dove il denaro compra silenzio e impunità. Il libro ha ricevuto un'accoglienza molto positiva da critica e lettori, confermando Keefe come uno degli autori di non-fiction più apprezzati del momento e alimentando un rinnovato interesse pubblico per un caso che, a distanza di anni, resta ufficialmente privo di una spiegazione definitiva.
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The Housemaid
Millie, giovane donna con un passato difficile in cerca di riscatto, accetta un lavoro come domestica interna per la ricca famiglia Winchester a Long Island. Dietro le apparenze di normalità si nasconde una rete di segreti e inganni che la trascinerà in una spirale di manipolazione e pericolo.
The Housemaid, romanzo con cui Freida McFadden ha conquistato il grande pubblico internazionale del thriller psicologico, racconta la storia di Millie, giovane donna reduce da un periodo in carcere e da una vita segnata da difficoltà economiche, che accetta un impiego come domestica interna per Nina e Andrew Winchester, coppia agiata di Long Island. Fin dalle prime pagine la casa dei Winchester si rivela tutt'altro che un rifugio sicuro: Nina si comporta in modo imprevedibile e ostile, la porta della camera assegnata a Millie non ha una maniglia dall'interno, e la stessa protagonista nasconde al lettore, capitolo dopo capitolo, alcuni dettagli scomodi del proprio passato. McFadden costruisce il romanzo attraverso capitoli brevissimi e punti di vista alternati, una struttura ormai marchio di fabbrica dell'autrice, capace di generare un senso di urgenza narrativa che spinge alla lettura ininterrotta. Il romanzo si inserisce nel filone del domestic thriller reso celebre da autrici come Gillian Flynn e Paula Hawkins, ma McFadden, ex neurologa passata alla scrittura a tempo pieno, vi imprime un ritmo ancora più serrato e una propensione al colpo di scena spiazzante, spesso concentrato nell'ultimo terzo del libro, che ribalta completamente la percezione dei rapporti di forza tra i personaggi. Proprio questo meccanismo, capace di ingannare le aspettative del lettore fino alle battute finali, ha reso il romanzo un caso editoriale capace di generare due sequel diretti, The Housemaid's Secret e The Housemaid Is Watching, oltre a una novella dedicata al matrimonio della protagonista. Pubblicato per la prima volta nel 2022 e già allora un successo internazionale con milioni di copie vendute, il romanzo è tornato con forza al centro dell'attenzione nel 2025 grazie all'adattamento cinematografico diretto da Paul Feig, con Sydney Sweeney nel ruolo di Millie e Amanda Seyfried in quello di Nina, un film che ha incassato oltre 400 milioni di dollari nel mondo. Il successo al botteghino ha riportato il romanzo e i suoi seguiti in cima alle classifiche di vendita internazionali, confermando la capacità della saga di conquistare pubblici sempre nuovi a distanza di anni dalla pubblicazione originale.
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The Correspondent
Sybil Van Antwerp, avvocata in pensione, racconta la propria vita attraverso una fitta corrispondenza epistolare: lettere al fratello, alla migliore amica, a scrittori ammirati e a un destinatario mai nominato. Un romanzo che svela il lutto e la solitudine dietro una vita apparentemente risolta.
The Correspondent, esordio narrativo della statunitense Virginia Evans pubblicato da Crown nel 2025, racconta un decennio di vita, dal 2012 al 2022, attraverso l'espediente narrativo della corrispondenza epistolare: lettere, e col passare degli anni sempre più email, scritte dalla protagonista Sybil Van Antwerp, avvocata settantenne di Bethany Beach, nel Delaware. Sybil scrive quotidianamente, a un ritmo quasi ossessivo, indirizzando i propri pensieri al fratello, alla migliore amica di una vita, al figlio problematico di un'ex collega, agli autori dei libri che legge, al vicino di casa e a un misterioso destinatario che il romanzo tiene volutamente nell'ombra per gran parte della trama. Attraverso questo mosaico di voci e destinatari, Evans costruisce il ritratto di una donna tenace e spigolosa, capace di affrontare la vita con piglio pratico, dietro cui si nasconde però un lutto mai del tutto elaborato: la morte del secondo figlio, avvenuta quando aveva otto anni. La forma epistolare, tutt'altro che una scelta di comodo, permette all'autrice di far emergere gradualmente la protagonista attraverso il modo in cui si rivolge a interlocutori diversi, più che attraverso una narrazione in terza persona: il lettore ricompone Sybil come un puzzle, cogliendone l'ironia tagliente nelle lettere agli sconosciuti e la vulnerabilità nascosta in quelle più intime. È una tecnica che richiama la tradizione del romanzo epistolare classico, ma applicata a un contesto contemporaneo fatto di email, cartoline e biglietti scritti a mano, in un'epoca in cui la lettera è ormai un gesto quasi anacronistico. Proprio questa scelta formale, capace di restituire intimità senza ricorrere a grandi artifici di trama, è stata indicata da diversi critici come il punto di forza del libro, insieme alla capacità di Evans, al suo primo romanzo pubblicato dopo sette manoscritti rimasti inediti, di dosare umorismo e commozione senza scadere nel sentimentalismo. Accolto inizialmente con un passaparola discreto tra i lettori più affezionati alla narrativa letteraria, The Correspondent ha conosciuto una crescita lenta ma costante, fino ad approdare, a distanza di mesi dall'uscita, al primo posto della classifica narrativa del New York Times nel febbraio 2026, un esito raro per un'opera prima e per un genere, quello epistolare, considerato di nicchia rispetto ai grandi bestseller commerciali.
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1929
Un affresco storico sul crollo di Wall Street del 1929 e sulla speculazione sfrenata degli anni Venti che lo precedette. Tra i protagonisti banchieri, politici e speculatori le cui decisioni sbagliate trascinarono l'America dal boom economico alla Grande Depressione.
1929, Inside the Greatest Crash in Wall Street History, pubblicato da Viking nell'autunno 2025, è il nuovo libro di Andrew Ross Sorkin, giornalista finanziario del New York Times e autore, quasi vent'anni fa, di Too Big to Fail, il racconto della crisi finanziaria del 2008 diventato un caso editoriale e in seguito un film. Con questo nuovo lavoro Sorkin torna indietro di un secolo per ricostruire il crollo di Wall Street dell'ottobre 1929 e soprattutto gli anni che lo precedettero, quando la speculazione sfrenata, il credito facile e un ottimismo cieco nella crescita infinita del mercato azionario avevano trasformato la Borsa in un fenomeno di massa. Attingendo ad archivi storici e documenti in parte inediti, l'autore ricostruisce il periodo che va dagli ultimi anni della presidenza Coolidge fino al passaggio di consegne tra Hoover e Roosevelt, restituendo un affresco corale popolato da banchieri, politici, speculatori e piccoli risparmiatori travolti dagli stessi meccanismi. Il libro si distingue per un approccio narrativo più vicino al racconto che al saggio accademico, una cifra che Sorkin aveva già sperimentato con successo in Too Big to Fail: personaggi storici come i banchieri di Wall Street, i funzionari della Federal Reserve e gli esponenti politici dell'epoca vengono trattati come figure di un dramma corale, con dialoghi ricostruiti sulla base di fonti documentarie e un ritmo narrativo pensato per rendere accessibile anche ai non addetti ai lavori la complessità dei meccanismi finanziari che portarono al collasso. Sorkin dedica ampio spazio alle responsabilità politiche e regolatorie che permisero alla bolla speculativa di gonfiarsi senza controllo, offrendo indirettamente una chiave di lettura anche per le crisi finanziarie più recenti, dal 2008 in avanti. Non sono mancate voci critiche, in particolare da ambienti liberisti che hanno contestato ad alcuni passaggi del libro una lettura giudicata troppo orientata a giustificare l'intervento statale nell'economia, ma la ricostruzione storica e la qualità della scrittura sono state ampiamente riconosciute anche da chi dissente sulle interpretazioni politiche. Accolto come una delle uscite saggistiche più rilevanti della stagione, il libro è stato definito da più testate una lettura essenziale per comprendere le radici remote delle crisi finanziarie moderne, e ha scalato rapidamente le classifiche di saggistica negli Stati Uniti, confermando l'interesse duraturo del pubblico per la storia economica raccontata con piglio narrativo.
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Alaska
A Venezia, la giovane artista Maia si lega in un amore clandestino a Sergio, pescatore sposato molto più grande di lei. Tra fantasie di un'isola remota e l'amicizia con Louis, che la ospita nel suo appartamento, Maia affronta le ferite della propria infanzia cercando la propria identità di artista.
Alaska, pubblicato da Bollati Boringhieri, è il nuovo romanzo di Valentina Maini, autrice bolognese che aveva esordito nella narrativa con La mischia, imponendosi rapidamente come una delle voci più originali della nuova narrativa italiana. Protagonista è Maia, giovane aspirante artista che in una Venezia sospesa tra realtà e allucinazione si lega a Sergio, pescatore sposato e molto più grande di lei, in una relazione clandestina che la trascina in un vortice di desiderio e possibile naufragio personale. Attorno a questa storia d'amore proibito, il romanzo costruisce una rete di presenze che diventano altrettanto centrali: le fantasie ricorrenti di un'isola misteriosa e remota che dà il titolo al libro, e soprattutto il legame profondo con Louis, il ragazzo che ospita Maia nel suo bizzarro appartamento veneziano e che diventa progressivamente il suo punto di riferimento affettivo più stabile, in contrappunto alla passione instabile per Sergio. Attraverso questi rapporti, Maia si trova costretta a confrontarsi con le ferite più profonde della propria infanzia, in un processo doloroso ma necessario che la scrittrice mette in scena senza sconti, seguendo la protagonista mentre sprofonda tanto nell'amore quanto nella propria mente, in una condizione di confine costante tra sanità e vertigine. Il romanzo, come già La mischia, si muove con uno stile lirico e frammentato, caratteristico della scrittura di Maini, che alterna piani temporali diversi e una forte componente introspettiva, evitando la linearità del racconto in favore di un procedere per immagini e sensazioni. Il tema di fondo, esplicitato dalla stessa autrice, è la domanda su cosa significhi realmente diventare un'artista, e su come il confine tra equilibrio e cedimento, tra amore e amicizia, tra desiderio e bisogno di protezione, sia in realtà una linea mobile e instabile. Meno orientato al grande pubblico dei bestseller commerciali rispetto ad altri titoli della stagione, Alaska ha trovato un pubblico di lettori forti e un'accoglienza critica molto favorevole, che ha confermato Maini come una delle autrici italiane under 40 più mature e seguite. Il romanzo è comparso tra i titoli di punta della classifica di qualità curata dalla rivista L'Indiscreto nel 2026, un riconoscimento che ne certifica il valore letterario al di là della sua collocazione di nicchia nel panorama editoriale.
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The Look
Michelle Obama, con la storica stylist Meredith Koop, ripercorre in oltre 200 fotografie l'evoluzione del proprio stile, dagli anni della Casa Bianca alla vita pubblica successiva. Un racconto per immagini e parole su come l'abbigliamento sia diventato anche uno strumento di comunicazione.
The Look, pubblicato da Crown nel 2025, è il nuovo libro di Michelle Obama, scritto a quattro mani con Meredith Koop, la stylist che ha affiancato l'ex first lady per gran parte della sua vita pubblica, e arricchito da una prefazione della storica dell'arte e della cultura afroamericana Farah Jasmine Griffin. Il volume ripercorre, attraverso oltre duecento fotografie e i racconti in prima persona di Obama, l'evoluzione del suo stile a partire dagli anni della campagna elettorale del marito Barack Obama al Senato, passando per gli otto anni alla Casa Bianca fino alla vita pubblica successiva. Non si tratta però di un semplice catalogo di abiti e apparizioni pubbliche: il libro si sofferma sul modo in cui ogni scelta di stile, dai colori accesi degli abiti a tubino e dei cardigan indossati da first lady fino ai completi sartoriali, ai jeans e alle trecce del periodo post presidenziale, sia stata sempre calibrata e ponderata, spesso con una funzione precisa nella comunicazione pubblica e politica. Accanto alla voce di Obama, il libro raccoglie i contributi di chi ha lavorato quotidianamente alla costruzione della sua immagine: oltre a Koop, compaiono il make-up artist Carl Ray e gli hairstylist Yene Damtew, Johnny Wright e Njeri Radway, insieme a diversi stilisti che hanno vestito l'ex first lady nelle occasioni più significative della sua carriera pubblica. Questa polifonia di voci permette al libro di superare la dimensione puramente estetica per diventare una riflessione più ampia sul rapporto tra immagine pubblica e potere, in particolare per una donna che è stata la prima first lady afroamericana della storia degli Stati Uniti e ha dovuto misurarsi con un'attenzione mediatica costante su ogni dettaglio del proprio aspetto. Il libro si inserisce così in una tradizione di saggistica sulla moda come linguaggio politico, ma lo fa con la prospettiva più unica di chi quella pressione l'ha vissuta in prima persona per oltre quindici anni sotto i riflettori. Accolto molto positivamente da critica e pubblico, The Look ha debuttato in cima alle classifiche di saggistica statunitensi ed è stato insignito del NAACP Image Award, confermando la capacità di Michelle Obama, già autrice del bestseller Becoming, di trasformare il racconto della propria esperienza personale in un successo editoriale capace di intercettare tanto gli appassionati di moda quanto i lettori di saggistica politica e sociale.
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